L’editoriale del direttore/ Diagonali invisibili

C’è una diagonale invisibile, rovente e metallica, che parte dalla fornace di una frazione ai piedi delle Pale di San Martino e arriva fino a una delle piazze-icona del pianeta. Mi pare uno dei modi più efficaci per definire un giornale locale

Lambroi di Tiser, frazione di Gosaldo, non è esattamente una metropoli tentacolare: ci abita una dozzina di persone. In un vecchio fienile restaurato si può incontrare Massimo Campedel, che ha poco meno di ventisei anni; di professione è affilatore di coltelli e produttore di parti metalliche.

È finito sul giornale perché ha ricevuto la commessa più importante della sua vita: realizzare 3.145 chiodi per il restauro della cupola grande della Basilica di San Marco a Venezia, nientemeno. Il luogo più bello della città più bella. Quei chiodi Massimo li produce a mano: uno per uno, forgiati nel calore e plasmati con tenaglie e martelli. Si chiamano “stropparoli”, il vocabolo è documentato già nella seconda metà del Cinquecento. Devono fissare i fogli di piombo che proteggono la cupola.

Ecco, c’è una diagonale invisibile, rovente e metallica, che parte dalla fornace di una frazione ai piedi delle Pale di San Martino e arriva fino a una delle piazze-icona del pianeta. Mi pare uno dei modi più efficaci per definire un giornale locale. In questo caso, i giornali sono due: il Corriere delle Alpi, che ha intercettato questo tesoro nel fienile; e la Nuova Venezia che ha spiegato ai cittadini della Serenissima che la cupola di San Marco era “in cura” e che la terapia sarebbero stati quei chiodi.

Settimana dopo settimana, in fondo alla prima pagina del Corriere delle Alpi, c’è uno spazio che ospita storie come questa. C’è Alessandro che a Valmorel ha aperto un curioso museo sulla cultura degli indiani Lakota-Sioux. Elisa, concorrente a Miss Italia, ora gestisce una fattoria; Sonia, ex velista, vive a Puos in Alpago e disegna scafi anche se il mare non c’è. Tre fotografi seguono i sentieri dei lupi, un giovane musicista è in lizza per Sanremo e Debora, 45 anni, sogna di riaprire il bar di Podenzoi. Le trame della comunità, la vita che ci scorre sotto la pelle, le persone vere. A che cosa serve un giornale locale? Anche a questo.

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