Cultura, il Veneto spende meno del Molise Agis: «Tagli continui, un danno insanabile»

L’anno scorso la Regione ha stanziato 3,5 euro pro capite, circa 100 volte meno rispetto all’investimento della Val d’Aosta Oss Noser: «La nuova sforbiciata ai fondi andrà dal 20 al 50%. Significa non credere nel welfare culturale per il territorio»

IL CASO

Riccardo Sandre


In Veneto l’anno scorso la spesa pro-capite per la cultura è stata di 3,5 euro, circa 100 volte meno della Valle d’Aosta, dove la spesa era di oltre 346 euro e poco meno di 50 volte inferiore rispetto al Trentino Alto Adige. E quanto emerge dai dati raccolti dall’Unione Interregionale Agis Triveneta, l’Associazione generale italiana dello spettacolo relativi all’andamento degli investimenti delle diverse Regioni nel comparto. Un dato che negli ultimi anni continua a contrarsi.

I NUMERI

Di fatto in Veneto la Regione spendeva per la cultura nel 2017 circa 32, 7 milioni di euro, una cifra che è circa il doppio di quanto non abbia speso nel 2020 e cioè 17,1 milioni di euro e addirittura il triplo di quanto non si proponga di spendete per un 2022 in cui il budget previsto arriva a stento a 10 milioni. «Si tratta di dati drammatici in tutta la loro evidenza» spiega Franco Oss Noser, presidente dell’Unione Interregionale Triveneta di Agis. «Investire in cultura significa credere nel welfare culturale a favore del proprio territorio e della propria cittadinanza. Significa sostenere un comparto economico che restituisce ricchezza e crea lavoro al pari di qualsiasi altro comparto produttivo. I tagli a cui abbiamo assistito fino ad ora e che sono previsti ancora per il prossimo futuro vanno nella direzione di produrre un danno forse insanabile a un comparto economico che merita rispetto e che rivendica pari dignità e diritti rispetto agli altri che fanno la nostra economia. Ma c’è anche un aspetto sociale legato alla qualità della vita e ai servizi che si offrono ai cittadini della propria regione. Tagliare sulla cultura è tagliare sul benessere, sull’identità e su ciò che di bello è in grado di produrre e condividere una comunità».

NUBI ALL’ORIZZONTE

I dati resi noti da Agis (fonte Ragioneria Generale dello Stato) raccontano di una spesa pro-capite in cultura da parte della Regione che è la seconda più bassa del Paese dopo quella della Liguria, con un ente notoriamente in maggiore difficoltà economica come la Calabria che spende circa 10 volte tanto, e cioè circa 36 euro a persona. Una cifra non diversa, per altro, da una media nazionale che oscilla tra i 20 e i 30 euro. «Fosse “solo” questo ci sarebbe comunque da protestare» continua Oss Noser. «Nei prossimi due anni però la spesa pro-capite è destinata quasi a dimezzarsi ulteriormente con un 2022 in cui si arriverà a una spesa annuale di soli 10 milioni di euro in totale per quasi 5 milioni di veneti, circa 2 euro a testa». Un colpo durissimo per un sistema, quello della cultura e degli spettacoli, che, pure colpito pesantemente dalla pandemia aveva trovato la forza per partecipare alla stesura di una nuova legge regionale che offre strumenti avanzati per l’assegnazione e il monitoraggio delle risorse regionali destinate al settore.

NUOVA LEGGE

«Il 3 novembre scorso» ricorda il presidente di Agis Triveneto «la Sesta Commissione Consiliare della Regione Veneto, ci ha convocati in audizione sui disegni di legge relativi al Bilancio di previsione 2022 che prevede tagli dal 20 al 50%. Non è una novità, ma questo nuovo taglio ci ha particolarmente allarmato perché il 2022 è l’anno di entrata in vigore della Legge regionale n. 17/2019 che prevede la programmazione, la triennalità, un modo nuovo di intervenire al sostegno della cultura. Per arrivare a una norma avanzata ed equa ci sono voluti 7 anni. Ma dopo tutto questo tempo la carenza di risorse mette tutto in discussione».

GLI ENTI

Andando a guardare nello specifico i tagli a istituti la cui fama travalica i confini non solo regionali ma anche quelli del Paese, il conto è impietoso: Arteven vede un taglio delle risorse regionali destinate di quasi il 28% tra 2021 e 2022, Orchestra di Padova e del Veneto del 27,75%, il Teatro Stabile di Verona di oltre il 24% e così via in un bollettino di guerra che gli operatori del settore definiscono desolante. Una situazione drammatica anche il per il presidente di Agis Nazionale Carlo Fontana che è intervenuto in streaming. «I tagli previsti dalla Regione sono pesantissimi» ha detto Fontana. «Una decisione che ancora una volta ci riporta a una visione erronea e arcaica che vede la cultura come spesa e non come investimento». —

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