Monopattini, Ddl Zan, Bolsonaro Rissa verbale e consiglio sospeso

Alta tensione in aula, litigio tra Ciambetti e Zanoni («Maleducato», «Incoerente»), sciolta la seduta

venezia

Schermaglie, tensione, strepiti, fino alla rissa verbale e alla sospensione della seduta: una deriva sconsolante quella del consiglio regionale. Il detonatore? La mozione di Fratelli d’Italia contro il disegno di legge Zan che prevede l’inasprimento delle pene nei casi di discriminazione e violenza fondati sul sesso e sull’orientamento di genere: «Calpesta le libertà di pensiero, parola, educazione, insegnamento e offende la fede religiosa», l’accusa della destra per voce di Raffale Speranzon e Joe Formaggio; «Esprime l’arroganza di una lobby minoritaria che pretende più diritti rispetto ai comuni cittadini», rincara il leghista Stefano Valdegamberi. Parole che scatenano l’indignazione della dem Vanessa Camani - «Vergogna, distorcete la verità e disprezzate i diritti civili» - alla quale fanno eco il compagno di gruppo Andrea Zanoni e la capogruppo verde Cristina Guarda. Invano Arturo Lorenzoni, speaker dell’opposizione, cita Papa Francesco e invita ad «abbandonare le pregiudiziali ideologiche su entrambi i fronti». Tra urla e invettive («Fascisti» è il grido che si leva dai banchi della maggioranza) la mozione è approvata con i voti del centrodestra e pochi istanti dopo scoppia la bagarre.




«Ho espresso la nostra solidarietà al sindaco di Catania, città colpita da un terribile nubifragio», riferisce Roberto Ciambetti; «Prima sostenete Bolsonaro, il killer mondiale del clima, poi piangete le vittime dei cambiamenti climatici, lei è incoerente», lo rimbecca Zanoni alludendo alla cittadinanza onoraria concessa da Anguillara Veneta al presidente del Brasile. «Lei è maleducato oltre ogni immaginazione, non rispetta neppure le tragedie», reagisce furioso il presidente dell’assemblea (spalleggiato nella circostanza dal carioca d’adozione Luciano Sandonà), che sospende i lavori: «C’è un clima avvelenato, in queste condizioni è inutile proseguire».



In precedenza l’aula aveva discusso e licenziato (con 38 sì e 10 astensioni) un progetto di legge statale che rafforza le prescrizioni per un utilizzo più sicuro dei monopattini elettrici a garanzia anche di pedoni e automobilisti. Illustrata da Laura Cestari (Lega), la proposta al Parlamento – di questo si tratta - riconosce la natura “sostenibile” del veicolo ma introduce tre novità nel codice della strada: l’obbligo di polizza assicurativa per responsabilità verso terzi; il divieto di viaggiare in monopattino a propulsione elettrica per la fascia d’età inferiore a 18 anni; il casco protettivo esteso a tutti i conducenti in ogni situazione. Ampio e discretamente pacato il confronto, con la relatrice lesta a ricapitolare le cifre del fenomeno (l’anno scorso una media di 2 incidenti al giorno con 518 feriti inclusi 33 pedoni e una vittima) mentre Jonathan Montanariello del Pd, pur concordando sulla necessità di «rafforzare le misure di sicurezza», ha sollecitato «un ragionamento più ampio che investa l’intero sistema della mobilità», ricordando ai colleghi che «il Governo sta già lavorando con idee chiare per affrontare questo tema complesso e delicato».



Ancora, punzecchiate a distanza sulla paternità politica dell’operazione-monopattini: «In piena pandemia il governo giallorosso di Conte ha speso 110 per incentivarne l’uso anziché destinare le risorse a lavoro e impresa» (Giuseppe Pan); «È un mezzo di trasporto green, non va criminalizzato né deriso, occupiamoci anche delle bici a pedalata assistita che sfrecciano ovunque senza regole» (Erika Baldin del M5S). Fino alla testimonianza di Elena Ostanel; «Nella mia città, Padova, viaggio spesso in monopattino e mi sento più sicura che in bici. Certo, è un mezzo di trasporto, non va scambiato per un gioco». Scontato il via libera finale, prima della bagarre. —



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