veneto non pronto per sfruttare l’opportunità economia circolare

Nel corso del Festival dello Sviluppo Sostenibile, organizzato da Asvis (Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile) si è ampiamente discusso un tema, quello dell’economia circolare, che rappresenta la nuova frontiera delle politiche ambientali. Vediamone tre aspetti rilevanti per il Veneto.

In primo luogo i parametri di sostenibilità imposti dai clienti e dai mercati. Le imprese del Veneto costituiscono un’estesa piattaforma di fornitura per numerose filiere internazionali. Queste filiere pretendono dai fornitori il rispetto di regole sempre più rigide, dal punto di vista ambientale e sociale. Senza contratti dignitosi, carbon neutrality e conformità dei processi, le nostre imprese rischiano di trovarsi, semplicemente, fuori mercato.


In secondo luogo il consumo di suolo. L’industrializzazione diffusa (una fabbrica per campanile, poi diventata una zona artigianale, industriale, commerciale per ogni campanile…) ha un impatto pesante sul clima. Piazzali di asfalto, strade e capannoni contribuiscono ad aumentare le temperature d’estate e rilasciano gas serra e polveri sottili d’inverno.

Zone industriali e infrastrutture rendono complicato il deflusso dell’acqua. Senza interventi di rigenerazione del costruito il nostro sistema rischia di affrontare costi, indiretti, crescenti.

In terzo luogo il recupero degli scarti. La crescita di filiere produttive “lineari” porta con sé discariche, fanghi di depurazione e rifiuti speciali. Oggi è indispensabile recuperare il recuperabile, grazie a una raccolta differenziata 2.0, collegata a sistemi di trasformazione e valorizzazione dei residui, in termini di materie prime-seconde e fonti di energia alternative. Questo è possibile, tuttavia, soltanto attraverso un cambio di ragione sociale e uno straordinario investimento sulle utility del territorio.

L’economia circolare può diventare un progetto concreto a patto che le imprese industriali e commerciali inizino a investire su prodotti e processi compatibili con le nuove regole di mercato, che i comuni trovino il modo di ridurre il consumo di suolo, ma soprattutto che le aziende pubbliche di servizio, quelle che organizzano oggi la raccolta dei rifiuti, diventino piattaforme di ricerca per la nobilitazione dei flussi, a elevato valore aggiunto.

Qual è il problema? Che le utility del territorio Veneto non sono pronte ad assumere questo ruolo, neanche con i fondi del PNRR.

Un vero peccato, perché progetti di innovazione non mancano. Il sistema di raccolta differenziata dei reflui ad Arzignano o la trasformazione dell’umido a Contarina, solo per citare due casi presentati a un convegno di Asvess (Associazione Veneta per lo Sviluppo Sostenibile) durante il Festival, sono la punta avanzata di un iceberg che andrebbe esplorato.

Serve però un quadro di insieme, un piano d’azione veneto per l’economia circolare e le utility. —

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