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Strage di piazza Fontana. Sei anni fa moriva in solitudine il giudice Giancarlo Stiz. Il Veneto lo ha già dimenticato

Il giudice istruttore trevigiano Giancarlo Stiz e l'effetto della bomba nella filiale della Banca nazionale del'Agricoltura di piazza Fontana

Fu lui, assieme al padovano Pietro Calogero, a scoprire la pista neofascista dietro la prima “strage di Stato”. Per puro caso riuscì a scampare alla vendetta dei “neri” che avevano organizzato un attentato contro di lui

TREVISO. Era sabato. All’ospedale di Treviso il 24 ottobre di sei anni fa è spirato il giudice Giancarlo Stiz. La morte lo ha raggiunto, all’età di 87 anni, dopo una lunga malattia. È vissuto, consapevole, 35 anni oltre il destino che per lui avevano disegnato i vertici dei Nar, pronti ad ucciderlo nel mese di settembre del 1980, alcune settimane dopo la strage di Bologna compiuta il 2 agosto.

Freda e Ventura

Stiz aveva fatto arrestare gli ordinovisti Franco Freda e Giovanni Ventura con l’accusa di strage, quella di piazza Fontana, e per questo era entrato nel mirino dei terroristi neri ricercati in tutto il territorio nazionale e da mesi presenti a Treviso.

E tra l’eccidio alla stazione di Bologna e l’idea di assassinare il giudice trevigiano il nesso è inconfutabile, i personaggi sono gli stessi: Gilberto Cavallini, Valerio Fioravanti e Francesca Mambro.

L’attentato avrebbe dovuto realizzarsi nel percorso da casa al tribunale, ad opera dei terroristi in divisa da carabiniere a bordo di un’Alfa Romeo truccata con i simboli e i colori dell’Arma.

Il terrorista neofascista Gilberto Cavallini, che faceva parte del gruppo stragista

L’incidente in auto di Ciavardini

L’atroce progetto, sfumato per una soffiata e per un banale incidente d’auto, divenne di dominio pubblico nell’aula del tribunale di Treviso il 12 ottobre 1981, durante il processo per la rapina alla gioielleria Giraldo del 19 dicembre 1979 in perfetto stile ‘commando’ e pingue bottino.

Le cronache giudiziarie indicano la corte composta da De Serio presidente, giudici a latere Stiz e Vitale. Il difensore di Valerio Fioravanti, l’avvocato romano Cipollone presente in aula, avrebbe informato che il suo assistito era stato artefice del progetto di uccidere Stiz. Incompatibilità, quindi. Il giudice Giancarlo Stiz scomparve dal collegio.

La confessione

Secondo le dichiarazioni di Gilberto Cavallini, tutto naufragò perché il più giovane del gruppo di fuoco, Luigi Ciavardini, disobbedendo agli ordini, aveva utilizzato l’auto per recarsi a Padova (Treviso era da mesi la base operativa del gruppo) a incontrare la fidanzata, provocando un incidente stradale e lasciando così Alfa Romeo e documenti nelle mani della polizia.

La soffiata

Nello stesso periodo, un detenuto di area fascista aveva raccolto a più riprese nel carcere di Padova confidenze da un camerata sull'imminente omicidio di Stiz e decise di utilizzarle in cambio della propria liberazione. Quelle informazioni, insieme all’annuncio di un attentato terribile, la strage di Bologna, arrivarono al giudice Giovanni Tamburino.

Stiz fu salvo, e visse oltre trent'anni con la contezza di questa condanna a morte, aggiunta alle pesanti e reiterate minacce.

I magistrati Giancarlo Stiz e Piatro Calogero, scoprirono la pista nera per la strage di piazza Fontana

La Via crucis

Ricordare oggi la Via Crucis del giudice trevigiano obbliga ognuno di noi ad un ripasso della recente storia della nostra città, crocevia di persone che promettevano morte e di poche altre, coraggiose e fedeli ai doveri costituzionali, indebolite da abbandono attivo.

L’abbandono

Abbandono. Pare sia stata questa la condizione umana del giudice Giancarlo Stiz, entrato nel mirino degli assassini. Per servire fino in fondo la giustizia e la democrazia, ha pagato un prezzo alto, senza essere raggiunto da alcun encomio, alcuna onorificenza, né dichiarazione di sostegno delle Istituzioni. Una vicenda di abbandono triste nella nostra città, del resto coerente fino in fondo, confermata il giorno dei funerali dai posti vuoti in Duomo ad un soffio dal feretro e a ridosso del primo banco, occupato dagli amministratori comunali. Il vuoto, ancora il vuoto.

Il vuoto al suo funerale

Se la città volesse scegliere di non disperdere l’esempio del magistrato Giancarlo Stiz, oggi sarebbe il tempo di chiedere alla politica un gesto onesto, un segno, una lapide, una via, anche una sola pietra pubblica in ricordo di una vita a servizio della verità.

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