Tessitura Bevilacqua e Atelier della Fenice di Venezia, due scrigni artigiani dove nasce la magia

In occasione dell’evento Apritimoda abbiamo visitato due luoghi magici e ve li raccontiamo con altrettanti videoracconti. Diciotto telai settecenteschi ancora attivi lungo il Canal Grande, mentre a guidare il laboratorio del teatro è un argentino con i nonni veneti

VENEZIA. Il rumore dei telai risuona nel palazzo della Tessitura Bevilacqua, a Santa Croce, ma per le tessitrici non è soltanto un suono, ma quasi una voce. 

«Quando acquisisce esperienza si crea un legame con il telaio che ci permette di percepire se tutto sta procedendo in modo corretto perché il margine di errore è di pochissimi millimetri».

A parlare è Silvia Longo, una delle quattro tessitrici del laboratorio della storica famiglia Luigi Bevilacqua, le cui tracce risalgono almeno al 1499, come dimostra uno dei committenti del dipinto di Giovanni Mansueti “San Marco trascinato nella Sinagoga”, Giacomo Bevilacqua, tessitore.

In occasione delle giornate di Apritimoda, l’iniziativa diffusa in tutta Italia per conoscere il meglio dell’artigianato, siamo entrati nella Tessitura Bevilacqua e al Teatro La Fenice.

Nel palazzo sul Canal Grande sono ancora attivi 18 telai originali del Settecento. Qui dentro lavorano le tessitrici che, grazie a una notevole forza fisica e a una passione incondizionata per questo mestiere, creano meravigliose stoffe.

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La magia senza tempo della Tessitura Bevilacqua a Venezia

I telai sono delle macchine complicatissime che sembrano opere d’arte. Le tessitrici lavorano in piedi e realizzano una media di una quarantina di centimetri al giorno, a seconda del tessuto utilizzato.

Il più pregiato e più conosciuto è il velluto soprarizzo, creato nel 1950, che contiene fili d’oro. Ogni anno, per la Festa della Salute, le colonne della Basilica vengono ricoperte del celebre tessuto in onore della tradizionale ricorrenza.

Tra i tessuti pregiati che nascono a Venezia ci sono anche quelli di Rubelli con i quali vengono creati gli affascinanti costumi delle opere in scena al Teatro La Fenice.

«Sono qui da 17 anni» racconta Carlos Tieppo, argentino con nonni veneti, tornato in Italia per ricoprire il ruolo di referente dell’Atelier del Teatro. Dalle mani, dalla testa e dal cuore di Tieppo, sono nati migliaia di vestiti di ogni epoca, senza contare quelli del magazzino di Marghera della Fenice dove si trovano alcune chicche come gli abiti utilizzati nell’Otello quando veniva messo in scena a Palazzo Ducale.

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I segreti della Fenice di Venezia: dietro le quinte della storica sartoria

Tieppo incanta il pubblico che, seduto nelle Sale Apollinee, contempla gli abiti del Faust, le maschere di uccelli, strass e stoffe, corsetti e tutto quel mondo magico che si costruisce grazie alla passione e alla bravura di sarti e sarte, sempre pronti a cucire, rammendare, aggiustare e creare.

«Non posso scegliere un abito tra tutti quelli che ho realizzato con la squadra delle sarte» racconta il referente alternando aneddoti e curiosità «Per tutti metto la stessa passione, lo stesso amore».

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