Cresce l’occupazione a tempo determinato

I dati dell’agenzia regionale: i valori si avvicinano ormai a quelli del 2019, ma solamente grazie ai contratti stagionali

VENEZIA

Continua la ripersa del mercato del lavoro in Veneto ed i saldi occupazionali dei primi 9 mesi del 2021 tornano vicini a quelli de 2019. La differenza infatti tra assunzioni e cessazioni nei contratti di lavoro dipendente nel settore privato arrivano nel 2021 ad essere positivi per oltre 72 mila unità, contro il +74 mila dello stesso periodo del 2019. Tuttavia si tratta di un risultato che si deve quasi esclusivamente alla stipula di contratti a tempo determinato: in effetti sul complesso delle assunzioni avvenute tra gennaio e settembre 2021 (409 mila complessivamente, il 13% in meno del 2019) solo 69 mila sono a tempo indeterminato, mentre gli altri 339 mila sono a termine (oltre 306 mila) o in apprendistato (poco meno di 32mila).


A guardare i saldi la scarsa consistenza dei contratti a tempo indeterminato diventa ancora più evidente: a fronte di un indicatore positivo per 72 mila unità infatti il contributo di questa tipologia contrattuale, la più stabile e la più ambita dai lavoratori, conta solo per il 2,7% (a quota +2.700). «Il contratto a termine» si legge in una nota di Veneto Lavoro, l’ente che fornisce con cadenza trimestrale i dati relativi all’occupazione in regione «dopo aver a lungo sofferto le conseguenze delle misure restrittive si giova negli ultimi mesi della riapertura delle attività e colma il vuoto preesistente. I contratti a tempo determinato, crescono infatti di oltre 7.700 unità tra luglio e settembre e fanno registrare un +6% nelle assunzioni. Saldo lievemente positivo per il tempo indeterminato (+1.500), che vede flettere le assunzioni del 6% anche per effetto dell’incertezza che ancora permea il mercato del lavoro. In territorio negativo invece l’apprendistato (-3.700), soprattutto per effetto dell’elevato numero di trasformazioni».

I miglioramenti registrati negli ultimi mesi non consentono tuttavia di recuperare integralmente i livelli del 2019: il saldo dei primi nove mesi del 2021 è ancora lievemente inferiore rispetto a quello di due anni fa (72.636 contro 74.204) e le assunzioni sono il 13% in meno del 2019.

L’analisi settoriale evidenzia poi come in questo 2021 la flessione della domanda di lavoro sia ancora largamente diffusa anche se con intensità diversa: dal –42% dell’occhialeria al –27% dei servizi turistici, dal –24% del commercio al –21% della concia, dal –12% del tessile al –3% della metalmeccanica. Gli unici settori in terreno positivo sono le macchine elettriche (+8%), l’industria chimica-plastica (+3%), l’istruzione (+6%) e i servizi sanitari e sociali (+2%).

Da un punto di vista geografico, invece, Venezia e Verona sono le province più colpite dagli effetti della pandemia e anche nel 2021 mostrano saldi occupazionali ancora lontani da quelli del 2019. Anche le assunzioni risultano in calo rispettivamente del 24% e del 15%, soprattutto a causa del ritardo nella partenza della stagione estiva e della sostanziale “cancellazione” delle vacanze pasquali del 2021.

Nel terzo trimestre però il recupero è stato molto sostanzioso, soprattutto per Venezia (assunzioni +14%), Vicenza (+11%) e Padova (+9%). Anche il saldo è positivo quasi ovunque, tranne che nei territori a vocazione turistica balneare e montana che scontano come ogni anno la chiusura della stagione e la fine dei contratti a tempo determinato. —



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