Vinitaly riparte con 400 espositori Convegni e degustazioni su invito

Stamattina si alza il sipario con il ministro Patuanelli. Ingresso riservato agli operatori del settore

verona

A inizio 2020 fu uno dei primi eventi a saltare, e cancellare il Vinitaly diede subito il senso della gravità del momento. Sembrava sarebbe stata questione di settimane, mesi al massimo, e invece sono passati 18 mesi prima che Veronafiere riaprisse le porte alla più celebre kermesse del settore. Il momento è finalmente arrivato, stamattina toccherà al ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Stefano Patuanelli, inaugurare la Vinitaly Special Edition, in calendario fino a martedì. L’edizione della ripartenza, ma ancora piuttosto diversa dal Vinitaly “pre Covid”, prima di tutto per il periodo, a ridosso della fine della vendemmia e non più in primavera, e poi perché questa tre giorni veronese sarà un evento esclusivamente professionale e su invito, dedicato insomma agli addetti ai lavori e senza pubblico: chi vuole comprare un biglietto deve aspettare l’edizione di aprile 2022. Per accedere sarà richiesto il Green pass, sarà allestito un punto tamponi all’esterno.


tutti i numeri

Poco male, sarà comunque un ritorno alla normalità per una galassia di piccole e grandi aziende che fanno del Veneto un vero e proprio “Stato” nel mercato vinicolo internazionale. Sì, perché la nostra Regione esporta da sola vini per 2,24 miliardi di euro, quarta dietro a Francia, Italia e Spagna, e davanti a Paesi come Australia e Cile. I dati si riferiscono al 2020, anno in cui la pandemia non ha risparmiato nemmeno il settore dei vini veneti, e sono destinati a essere ritoccati verso l’alto alla fine di quest’anno, trascinati soprattutto dalla crescita impetuosa degli spumanti. Il più recente report di Veneto Agricoltura ha confermato che, anche nel 2020, le vendite all’estero di vino veneto si sono concentrate per lo più in soli tre Paesi (pari al 53% del totale in valore), con gli Stati Uniti a farla da padrone con oltre 434 milioni di euro, seguiti a ruota da Germania (388 milioni di euro) e Regno Unito (358 milioni di euro). Una configurazione che espone il mercato vinicolo veneto ai rischi legati a Brexit e a possibili dazi doganali negli Usa, dinamiche ancora difficili da valutare in un contesto influenzato dalla pandemia. Potrebbe andare meno peggio del previsto: il Consorzio di tutela del Prosecco Doc, per esempio, ha ricordato che nel 2020 la flessione delle vendite in Gran Bretagna è stata solo dello 0,9%. Vinitaly sarà l’occasione per tastare il polso dei mercati esteri: nei tre padiglioni di quartiere fieristico veronese saranno presenti, da stamattina, 400 aziende e consorzi tra i più prestigiosi dell’Italia enoica, 200 top buyer esteri selezionati direttamente da Veronafiere e Ice Agenzia da 35 nazioni, con un programma che prevede 50 degustazioni e 12 convegni.

«ritorno fondamentale»

«Il ritorno al fare fiera rappresenta uno strumento fondamentale per l’internazionalizzazione delle Pmi italiane, che dalle manifestazioni business ricavano il 50% delle proprie esportazioni» ha dichiarato Maurizio Danese, presidente di Veronafiere, «questa funzione “sociale” per l’economia reale data dal sistema fieristico si riflette perfettamente nel comparto vino, autentico campione di made in Italy con una bilancia commerciale attiva per 6,5 miliardi l’anno, il cui tessuto connettivo è rappresentato da piccole e micro-imprese. Vinitaly riparte, e lo fa con questa significativa anteprima».

il programma di oggi

Ad aprire la tre giorni veronese sarà, stamattina alle 10.30 all’Auditorium Verdi - il convegno “Il vino nel nuovo rating delle filiere agroalimentari” a cura di Nomisma-Unicredit. Dopo l’apertura con i saluti istituzionali di Maurizio Danese, presidente Veronafiere, e del presidente del Veneto, Luca Zaia, sarà presentata la ricerca da Ersilia Di Tullio e Denis Pantini di Nomisma. Seguirà l’intervento del presidente di Unicredit, Pier Carlo Padoan. —



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