La Polonia vuole minare le basi dell’Unione Europea

Sarà sicuramente vero, come hanno affermato più di uno dei suoi “padri nobili”, che l’Europa unita si farà attraverso le sue crisi. Che saranno quindi destinate ad essere sempre crisi di crescita.

Quella di oggi, però, che vede la Polonia contrapporsi all’Unione pare diversa, e assai più grave. Le altre crisi sono state momenti di stasi, di rallentamento di un processo che guardava avanti, come la bocciatura della bozza di Costituzione europea da parte della Francia, e poi dell’Olanda, con i referendum del 2005. Rallentamenti che hanno nuociuto in modo pesante al processo di costruzione europea, ma tutt’altra cosa dalla sentenza della Corte costituzionale polacca che ha sancito, o che pretenderebbe di sancire, la supremazia del diritto nazionale della Polonia su quello europeo. Perché qui si tratta di un ritorno indietro, di una messa in discussione dei Trattati già siglati, che sono la base giuridica dell’Unione.


È noto il motivo del contendere: la deriva autoritaria del governo polacco in carica, di ultradestra, che ha fatto approvare dal Parlamento, dove il partito “sovranista” PiS, Diritto e Giustizia, ha la maggioranza, leggi che contrastano con i princìpi della Rule of Law, dello Stato di diritto. Perché assoggettano il potere giudiziario a quello politico, contro la regola della divisone dei poteri su cui si fondano le democrazie dell’Unione, il cui rispetto è sancito dai Trattati.

È proprio l’idea che la “sovranità” (che per definizione è “superiorem non recognoscens”, che non ammette nessuna legge sopra di sé) debba essere mantenuta a livello nazionale ciò che scardina la logica dei Trattati. Che stabiliscono invece una condivisione della sovranità attraverso il riconoscimento della supremazia della legislazione europea su quella nazionale. Qui è in gioco, in sostanza, l’idea stessa di Unione Europea.

I polacchi si dichiarano europeisti, ma l’attuale maggioranza politica che governa il Paese vorrebbe “la botte piena e la moglie ubriaca”, cioè accaparrarsi i fondi europei senza la condivisione di sovranità come previsto dai Trattati. Non è solo una questione astratta sul piano del diritto, perché i princìpi europei che stabiliscono la separazione dei poteri, così come quelli che vietano ogni discriminazione (quella derivante dall’orientamento sessuale, ad esempio) sono stati sanciti dai Trattati per tutelare indistintamente i cittadini, indipendentemente dalle posizioni dei partiti che governano pro-tempore ciascun Paese. La logica perversa della rivendicazione di sovranità, che sta ormai contagiando anche Paesi dell’Occidente del continente (Lega e FdI in Italia) segna dunque un ritorno indietro pericolosissimo, e mina alla radice l’idea stessa di Unione Europea. Che è -e sempre più dovrebbe essere- unione dei popoli e dei cittadini, non dei governi in carica. —

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