Crisanti al Governo: abolire il Green pass quando i vaccinati raggiungeranno l’85%

Il microbiologo boccia l’estensione a 72 ore dei tamponi e i test dai-da-te ma lancia «una proposta di riconciliazione» 

L’INTERVISTA

Filippo Tosatto


Estendere a 72 ore l’efficacia dei test rapidi? «Per carità, già è stata aumentata per legge la copertura temporale del vaccino, evitiamo ulteriori soluzioni antiscientifiche». Autorizzare il ricorso ai tamponi fai-da-te per scongiurare la paralisi ? «Non è il caso, vista la loro elevatissima variabilità». Così, alla vigilia dell’entrata in vigore del Green pass obbligatorio nei luoghi di lavoro, Andrea Crisanti boccia sonoramente le proposte avanzate da Luca Zaia al governo.

Professore, Crozza l’ha ribattezzata Crisantemi, provi a smentirlo.

«Guardi, io non mi diverto affatto ad annunciare sventure, anzi ritengo preoccupante la polarizzazione provocata nel Paese dalla pandemia. Servono misure di riconciliazione ma devono essere credibili, non fantasiose. Siamo all’81% di vaccinati, suggerisco alle autorità l’abolizione del Green pass non appena la copertura avrà raggiunto quota 85: a quel punto la certificazione diventerà regressiva e superflua. Sorpreso? Il Green pass non garantisce un ambiente del tutto sicuro e non è esente da contraddizioni. Io dico sempre ciò che penso senza badare alle reazioni di destra e sinistra. Il virus, come il vaccino del resto, non sventola bandiere politiche».

A proposito, i rappresentanti della Lega giudicano «a dir poco imbarazzante» la sua audizione alla commissione d’inchiesta sul Covid in Veneto. Secondo le consigliere Milena Cecchetto e Sonia Brescacin, lei «non ha saputo rispondere alla maggior parte delle domande collezionando una serie di non ricordo e non so». Censurata anche la sua scarsa collaborazione al Cts regionale: appena 7 pareri espressi sui 58 richiesti .

«Sarà stato imbarazzante per loro che, con attacchi faziosi hanno cercato in ogni modo di deviare il confronto dal tema centrale della discussione cioè la valutazione di ciò che è stato fatto e di ciò che è stato omesso nella prima e seconda ondata della pandemia. Mi riferisco all’impiego sistematico dei tamponi rapidi nell’ambito della sanità e nelle case di riposo. Roche e Abbott, le case produttrici, dicano ciò che vogliono, si tratta di strumenti scarsamente attendibili, con una media di falsi negativi pari al 30%, molti studi lo dimostrano, incluso il nostro. I pareri? Io rispondo su ciò che conosco e non improvviso».

Giorgio Palù, veterano dei virologi e presidente di Aifa, nega valore scientifico al suo studio che peraltro attende ancora pubblicazione.

«Con tutto il rispetto, né il professor Palù né gli altri partecipanti alla seduta sono competenti a giudicare uno studio epidemiologico. Personalmente sono in grado di documentare la mia esperienza nel testing attraverso decenni di ricerche d brevetti ma non è questo il punto: lo stesso Palù ha dovuto ammettere che il ricorso agli antigenici nella popolazione più esposta a contagio è stato un errore. Il pre-print? I tempi si sono allungati perché stiamo approfondendo lo studio insieme all’Imperial College di Londra, tuttavia siamo alle battute finali, tranquilli. sarà pubblicato... ».

In verità l’accusa più grave che lei muove alla Regione riguarda la trasmissione dei dati riguardanti gli asintomatici all’Istituto superiore di sanità ai fini del calcolo dell’indice di trasmissibilità Rt. A suo dire si tratta di report non rispondenti al vero che hanno alterato la valutazione finale.

«Non si tratta di un’opinione personale, è stato accertato che un “errore informatico” ha falsato il flusso di dati tra Venezia a Roma per circa sei settimane. Credo che le autorità dovranno chiarire in che misura ciò ha falsato la definizione della reale entità di rischio nel territorio veneto».

Da alleato ad avversario di Luca Zaia. Cos’è accaduto davvero? C’è chi sostiene che l’opposizione abbia intravisto in lei un ariete in chiave elettorale. Non teme le strumentalizzazioni?

«Non ho mai ragionato in termini di schieramento, da scienziato mi pongo al servizio della comunità ma temo che le gelosie emerse nello staff del presidente Zaia abbiano inciso negativamente. È vero che ho ricevuto offerte politiche ma le ho respinte, io parlo con tutti, non rifiuterei un’intervista a radio Padania libera per ragioni ideologiche. Forse in Veneto esprimere una qualche critica a Zaia equivale a un delitto di lesa maestà, da parte mia credo che la libertà renda felici, Serve un po’ di coraggio, è vero, ma io aspiro intensamente a vivere felice». —

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