Contenuto riservato agli abbonati

Veneto, nella pubblica amministrazione il 20% dei lavoratori non è vaccinato

Vertice tra Regione e organizzazioni sindacali sulle linee guida da attuare a partire dal 15. Bernini (Fp Cgil): «Controlli all’ingresso e non negli uffici, vanno scongiurate le multe»

VENEZIA. «Stiamo lavorando per evitare di esacerbare le tensioni che già si percepiscono tra quell’80% di lavoratori che ha scelto di vaccinarsi e quel 20% che invece si stima che non l’abbia fatto». Così il segretario della Fp Cgil del Veneto Ivan Berinini a margine di un incontro con la Regione che il 12 ottobre pomeriggio ha affrontato proprio il tema dell’obbligo di Green pass.

Perché da venerdì 15  i lavoratori del settore privato e delle pubbliche amministrazioni di ogni ordine e grado, ma pure tutti coloro che per attività professionale hanno a che vedere con queste strutture, dovranno esibire la certificazione verde per potere accedere ad uffici, aule e quant’altro. La mancata esibizione del certificato, impone la sospensione dal lavoro senza paga e, in alcuni casi, una multa.

«Stiamo chiedendo alla Regione di procedere con la verifica dei Green pass all’ingresso del posto di lavoro, come per altro suggerisce il Dpcm appena pubblicato» spiega Bernini. «Perché altrimenti la norma prevede che sia il dirigente di turno a verificare il possesso del certificato direttamente sul posto di lavoro attraverso controlli quotidiani che interessino per lo meno il 20% della forza lavoro. Per chi venisse trovato senza il certificato scattano non solo la sospensione ma pure una segnalazione al Prefetto e una sanzione pecuniaria che oscilla tra i 600 e i 1500 euro. Un’ipotesi che sarebbe opportuno scongiurare così evitando che anche i più convinti no pass, subiscano una sanzione che è comunque piuttosto gravosa per un lavoratore».

E visto che i procedimenti per la verifica preventiva del documento verde rischiano di rallentare l’ingesso sul posto di lavoro, il Dpcm ha introdotto una maggiore flessibilità oraria, sia in entrata che in uscita, per appianare quello che potrebbe essere un ulteriore elemento di difficoltà nell’applicazione della norma.

«Siamo piuttosto preoccupati che la tensione che già si respira sui luoghi di lavoro tra la maggioranza dei vaccinati e la minoranza dei no pass possa crescere ulteriormente» aggiunge il sindacalista. «Il caso della studentessa di filosofia di Bologna che si è rifiutata di uscire dell’aula, obbligando il resto degli studenti ad abbandonare la lezione potrebbe essere solo la punta di un iceberg fatto di proteste individuali, più o meno composte, che non fanno bene a nessuno. In questo senso un po’ più di tempo tra l’uscita del Dpcm e dei regolamenti attuativi e la scadenza per l’applicazione delle nuove regole avrebbe permesso una migliore organizzazione. Il nostro compito di sindacato è anche questo: quello della tutela della salute dei lavoratori ma pure della serenità sui posti di lavoro. Perché al di là di come la si possa vedere, e io credo fermante nell’efficacia e nell’opportunità del vaccino, quando i lavoratori sono gli uni contro gli altri generalmente i risultati non sono mai positivi per nessuno e spesso i danni superano le aspettative».

Video del giorno

Covid, Marco Melandri ritratta: "Era una battuta, non mi sono fatto contagiare volontariamente"

Porridge di avena alla pera e nocciole

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi