Tamponi rapidi, l’opposizione contro Zaia: un errore l’uso per gli operatori sanitari

In commissione regionale d’inchiesta sul Covid lo scontro frontale sulla gestione dell’emergenza sanitaria. «Crisanti e Ministero della salute inascoltati»

VENEZIA.  Attacco frontale del Pd nella Commissione d’inchiesta regionale sul Covid riunita il 12 ottobre.

Bigon, Camani (PD), Ostanel (VcV): «Un errore l’uso dei tamponi rapidi per il controllo degli operatori sanitari. Nessuno studio del Comitato scientifico regionale che ne approfondisse la validità, neppure dopo la circolare del ministero della Salute e dopo i dati raccolti da Crisanti». 

«Abbiamo avuto conferma dal virologo Palù, attuale presidente dell’Aifa e componente del Cts audito nella settima seduta della commissione di inchiesta Covid, che l’uso dei tamponi rapidi per il controllo degli operatori sanitari non sarebbe stata una scelta corretta, come invece indicava il Governo. In particolare, neppure di fronte alla diffusione letale e incontrollata del virus negli ospedali, tra pazienti e personale medico, nessuno si è posto il problema dell’affidabilità del test rapido, tanto che mai nessuno ha interpellato sul punto il Comitato scientifico regionale. Le linee guida nazionali indicavano prudenza, in particolare in contesti con persone fragili, esisteva un approfondimento scientifico a cura di diversi studiosi dell’Università di Padova, eppure abbiamo oggi appreso che il Comitato scientifico regionale, guidato da Mario Saia, ha scelto di non valutare l’attendibilità dei tamponi che sono stai massicciamente usati in Veneto. Non sappiamo se sia anche questa una delle cause della seconda ondata pandemica che ha travolto il Veneto, però un primo errore di valutazione è oggi stato confermato». È quanto dichiarano le consigliere di minoranza Anna Maria Bigon, Vanessa Camani (PD) ed Elena Ostanel (VcV) al termine della seduta odierna.

«I test di prima generazione, acquistati con affidamento diretto dall’azienda Abbot, ritenuti ‘idonei sotto il profilo tecnico’ dal professor Rigoli hanno confermato una sensibilità dell’80% testata su un campione secondo noi troppo ristretto di 380 test, e non dovevano essere usati nei contesti più esposti durante la pandemia - continuano le consigliere - Di fronte a un quadro del genere emergono domande cruciali: per quanto tempo e quanti tamponi rapidi siano stati impiegati nelle strutture più a rischio e che impatto ha avuto, in termini di contagi e decessi, questa decisione?».

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