Amazon, stop ai trasferimenti coatti La sede di Dese aprirà giovedì

Venezia

I sindacati festeggiano la vittoria contro Amazon, il colosso dell’e-commerce. I 160 lavoratori della sede di Vigonza (Padova), che un paio di settimane fa erano stati avvisati con un messaggio su Whatsapp di un imminente trasferimento nelle nuove strutture di Dese (Venezia) e Vicenza, non andranno da alcuna parte. O, meglio, saranno spostati soltanto su base volontaria.


È la mediazione che Cgil, Cisl e Uil hanno raggiunto ieri pomeriggio, nel corso di un incontro tenutosi a Mestre e che ha visto seduti a uno stesso tavolo i sindacati confederali, l’assessora al Lavoro Elena Donazzan e Giuseppe Occidente, segretario generale di Assoespressi, la società che gestisce il 90% della distribuzione di Amazon.

Questo, mentre l’apertura dei due nuovi stabilimenti ha finalmente date certe: giovedì prossimo, 14 ottobre, per l’hub di Vicenza e mercoledì 27 ottobre per quello di Dese.

«Per farli funzionare, Amazon si organizzerà autonomamente. L’importante è che nessun lavoratore sia costretto a trasferirsi, se non per una sua scelta» dice, con soddisfazione, Massimo Cognolatto, segretario padovano di Filt Cgil.

Un primo incontro tra Regione, dirigenti Amazon e sindacati confederali è fissato già per giovedì, mentre la settimana prossima verrà aperto un tavolo per parlare di mobilità, visti i nuovi hub che sorgeranno tra Venezia, Treviso e Vicenza.

Giovanni Goldoni, autista per YouLog, è tra i lavoratori padovani che avrebbero dovuto essere trasferiti a Dese. L’incontro di ieri, per lui, non è che un’occasione per raccontare tutto quello che non funziona ad Amazon: «Lavoriamo fino a 10 ore al giorno, prendendo meno di 1400 euro al mese. E i rischi sono tutti a carico nostro: multe, punti sottratti sulla patente, danni per eventuali incidenti».

«Ogni giorno» specifica «siamo chiamati a effettuare tra le 130 e le 180 consegne: significa non meno di 200 pacchi, a volte anche molto pesanti. In tutta la giornata, abbiamo soltanto una pausa di mezz’ora, da calcolare al di fuori dell’orario di lavoro. Avere bisogno anche semplicemente di andare in bagno a metà mattinata è un rischio, perché può significare perdere quei pochi minuti necessari per completare le consegne previste entro l’orario di lavoro. A inizio giornata abbiamo la nostra lista, fatta attraverso un algoritmo, che non tiene conto del traffico, ad esempio» testimonia Andrei Crisi, ad Amazon da tre anni.

E cosa succede se si arriva a conclusione della giornata, senza avere completato tutte le consegne? «Iniziano le telefonate, sempre più insistenti. I dipendenti a termine arrivano a lavorare anche 11 ore al giorno, per portare a buon fine tutte le consegne. Gli altri no, ma allora iniziano a fioccare le lettere disciplinari o le ferie forzate».

«È tutto un meccanismo da scardinare, che ha a che fare con carichi di lavoro eccessivamente pesanti, paghe troppo basse, responsabilità sulla strada sulle spalle degli autisti. Ecco il prezzo delle consegne gratuite» conclude Alessandra Fontana, di Filt Cgil. —



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Video del giorno

Mapelli, rettrice dell'università di Padova: ecco i due nostri progettti in area Piovego

Panino con hummus di lenticchie rosse, uovo e insalata

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi