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La giustizia non è un proiettile: il caso Onichini riletto da uno scrittore

Fulvio Ervas «scomoda» il suo commissario Stucky per un racconto breve che affronta la legittima difesa quasi come metafora. «Lo sapeva che l’idea di farsi giustizia da soli è radicata nella cistifellea degli umani, lo sapeva»

L’ispettore non riusciva a credere ai suoi occhi: seduto nel suo ufficio stava un bambino, no, si corresse, un ragazzino dagli occhi scuri e dalle orecchie a forma di radar.

I colleghi l’avevano fatto accomodare dopo che era rimasto in piedi ad aspettare, sostenendo di avere una cosa importante da chiedere ai capi.

Stucky aveva chiamato Spreafico e gli aveva bisbigliato: “Come mai mi avete promosso baby sitter?”

Il commissario dice che è un’idea innovativa, aveva risposto l’agente.

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