Nella transizione verso l’energia pulita le grandi aziende seguite dalle piccole

Il punto nel nuovo numero del mensile Nordest Economia martedì in allegato con i nostri quotidiani. Imprese, investimenti e un focus sulla filiera a cura di Intesa

VENEZIA. Una strada che anche il Nordest sta imboccando con convinzione. La transizione energetica si annuncia lunga e forse non ancora chiara nei suoi esiti finali, eppure imprese grandi e piccole, ma anche la mano pubblica, stanno lavorando perché il processo avvenga in tempi accettabili. Ne tratta l’ultimo numero del nostro mensile Nordest Economia, in uscita martedì 21 settembre, che ha svolto un’inchiesta approfondita sullo stato dell’arte nei territori e sulle possibili evoluzioni.

Certamente sono soprattutto i grandi gruppi a essere impegnati nella sperimentazione delle tecnologie e nei grandi investimenti in energie rinnovabili: Fincantieri, Snam, Wärtsilä, Eni, per citare i casi principali, hanno solidi interessi nel Nordest e sperimentano soluzioni d’avanguardia, ad esempio, nell’idrogeno verde e persino nell’atomo di nuova generazione evocato di recente fra tante polemiche dal ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani.

Tuttavia c’è anche una fitta schiera di piccole e medie imprese che, sia per aver compreso quale sarà il futuro, sia per aver fiutato il business, si stanno impegnando in produzioni green. A questo proposito giova citare il rapporto “Transizione energetica: la filiera delle tecnologie delle rinnovabili in Itali” della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo. Nordest Economia ne diffonde in anteprima un focus locale. Ebbene, sono poco meno di un terzo del totale nazionale, nella stragrande maggioranza dei casi di piccole e medie dimensioni e attive soprattutto nell’elettrotecnica, le aziende del Triveneto attive nella componentistica per la produzione di energia da fonti rinnovabili.

«Le imprese del Triveneto attive nelle rinnovabili sono 123, circa il 31% del totale nazionale esaminato», racconta Letizia Borgomeo, analista di Intesa Sanpaolo che ha curato la ricerca insieme alla collega Anna Maria Moressa. In termini di fatturato le imprese del Triveneto generano il 15% del fatturato totale, quota che sale al 29% se si considerano solo le imprese micro-piccole (con meno di 50 milioni di euro di fatturato). Di sicuro, sottolineano le due economiste riguardo a queste aziende, la piccola dimensione è un pregio ma anche un limite agli investimenti che rischia di rallentare la pervasività di un processo d’altro canto ineludibile.

Nei territori, quindi, molto si sta muovendo. Al punto da poter dire che un Nordest a neutralità carbonica è possibile, «basta volerlo». Lo pensa in modo netto il professor Alberto Bertucco, direttore del “Centro studi di economia e tecnica dell’energia Giorgio Levi Cases” costituito presso l’Università di Padova, un concentrato di cervelli focalizzato sulle energie rinnovabili. Si può fare, dice Bertucco, «partendo però da subito: gli interventi sono tanti e costosi, vanno distribuiti nel tempo».

Un discorso che vale per il Veneto ma anche per il Friuli Venezia Giulia. Prioritariamente il contributo più grande può venire da fotovoltaico, poi idroelettrico e infine eolico, anche se quest’ultimo nel Nordest paga la mancanza di “materia prima”. Bisogna crederci e ci vogliono investimenti importanti. Perché quella della transizione energetica è una sfida ambiziosa, che potrà essere giocata anche grazie al contributo del Pnrr.

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