Forcolin, numero due di Zaia detronizzato, trova il salvagente al Casinò di Venezia

L’ex vice presidente del governatore travolto dallo scandalo dei rimborsi facili e ora vicino a Brugnaro è stato piazzato a Ca’ Vendramin: «Ringrazio sindaco e Lega per la prestigiosa nomina, resto militante ma senza più incarichi»

VENEZIA. La sorte incerta di Ca’ Vendramin Calergi. Sarà uno dei problemi che dovrà affrontare il nuovo presidente del Casinò, che l’assemblea dei soci cha eletto assieme al nuovo Consiglio di amministrazione della “Casinò di Venezia Gioco” al posto dell’avvocato Maurizio Salvalajo, non più eleggibile.

Forcolin, vicepresidente della Regione Veneto, si era dimesso dalla carica dopo la vicenda del bonus Inps da 600 euro richiesto dal suo studio di tributaristi e non era più stato ricandidato dalle Lega, ma ora torna in pista e sul suo nome, al posto di quello di Zaia, ci sarebbe invece il placet del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro.

La lettera di ringraziamento di Forcolin

Una delle “grane” da affrontare subito per il neo presidente sarà appunto quello delle sorti della casa da gioco della città storica, chiusa ormai da quasi due anni sull’onda dell’emergenza Covid e riaperta saltuariamente solo per alcuni tornei al tavolo verde. Funziona egregiamente invece la sede di terraferma di Ca’ Noghera, che ha visto anche agosto chiudersi con oltre 7 milioni e 700 mila euro di incassi e una crescita di circa il 10% rispetto all’anno precedente, con le slot machine a “tirare” la volata.

In un incontro di pochi giorni fa tra azienda e sindacati è emersa la difficoltà di garantire la prevista riapertura di Ca’ Vendramin Calergi per l’inizio del 2022. Problemi di personale innanzitutto, perché con i nuovi pensionamenti previsti, non sarebbe sufficiente a tenere aperto il cinquecentesco palazzo affacciato sul Canal Grande, sarebbero necessarie nuove assunzioni, di cui per il momento – vista anche la situazione ancora a rischio – la proprietà non vuol sentire parlare. Un problema ulteriore sarebbe rappresentato dall’obbligatorietà del Green pass anche per i dipendenti del Casinò, perché una quota non trascurabile di essi non sarebbe ancora vaccinata.

Anche i dipendenti ancora in cassa integrazione con il Fis (il Fondo integrativo di solidarietà) resteranno così per il Casinò fino a quando appunto non sarà possibile riaprire al pubblico Ca’ Vendramin Calergi. Va ricordato anche che il bilancio della sede veneziana è negli ultimi anni in passivo, con costi superiori agli incassi. Si pone perciò il problema – già ventilato in passato – di una sua possibile e parziale riconversione ad altri usi, ferma restando l’organizzazione di tornei di giochi che risultano invece abbastanza redditizi.

In passato lo stesso Comune – come avvenuto per Palazzo Poerio Papadopoli, poi venduto con destinazione alberghiera – aveva affidati a Insula uno studio sulla possibile trasformazione in hotel del palazzo che non sarebbe però risultata conveniente. L’attuale giunta ha sempre smentito l’intenzione di vendere Ca’ Vendramin Calergi , ma è evidente che un problema sul pieno riutilizzo del palazzo sia comunque sul tappeto.

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