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Una guardia leghista si candida per difendere Zaia dopo le minacce, il governatore si defila: «Grazie di cuore ma meglio evitare»

Colloquio con il militante De Santi: «La mia sicurezza è affidata ai carabinieri, sono in buone mani»

VENEZIA. Un colloquio lontano da orecchie indiscrete, brevissimo eppure esaustivo. «Presidente, parlo a nome di un gruppo di militanti e simpatizzanti, ci preoccupa l’escalation di minacce nei tuoi confronti e siamo disponibili ad affiancarti nelle occasioni pubbliche con una presenza pacifica ma attiva che concorra alla tua protezione». «Grazie, grazie di cuore, è un’offerta che scalda il cuore ma non drammatizziamo, la mia sicurezza è affidata ai carabinieri, sono in buone mani, non voglio cambiare le mie abitudini né creare disagio ad altri».

Il luogo è Codogné, nel Trevigiano, l’occasione è l’inaugurazione del nuovo polo logistico di Piave Servizi spa, gli interlocutori sono Luca De Santi, piccolo imprenditore e militante della Lega a San Martino di Lupari, e Luca Zaia, il governatore del Veneto. Destinatario, da molti mesi a questa parte, di una campagna di aggressione sul web costellata di insulti e, circostanza più inquietante, di messaggi minatori - «Se ti incontro ti sparo», «Traditore, devi morire», «Hai fatto morire i malati in terapia intensiva, li seguirai presto» - espressione di un grumo di violenti di varia estrazione, accomunati dall’intolleranza e dalla subcultura dell’odio.

A Zaia, così, è imputato l’impegno istituzionale nella campagna vaccinale e il sostegno al Green Pass - un crimine agli occhi degli estremisti No Vax - ma anche la volontà di perseguire l’autonomia regionale con il metodo della democrazia (un tradimento, secondo i secessionisti e i “forconi”) nonché il presunto cedimento sul versante dell’immigrazione multietnica, pietra dello scandalo dei gruppi xenofobi e dell’estrema destra neofascista.

Parole intimidatorie, diffuse dalla rete e oggetto di svariate e vane denunce: «Nove volte su dieci le mie querele finiscono in archivio, derubricate in esercizio legittimo di critica politica. Mi chiedo: la minaccia di morte è diventata una forma di dialettica democratica?», lo sfogo del governatore. Raccolto, tra gli altri, dal luogotenente Roberto “bulldog” Marcato: «Basta con l’impunità concessa ai violenti, i magistrati perseguano gli odiatori del web senza aspettare che ci scappi il morto». Un clima avvelenato, così l’ha definito l’assessore alla sanità Manuela Lanzarin a sua volta bersaglio degli haters, che ha spinto un terzetto di attivisti della Lega - il citato De Santi, Matteo Scandolara, Fabio Orsenigo - a lanciare in rete la proposta solidale: «Partecipiamo tutti a un servizio di vigilanza attiva per tutelare il nostro presidente».

In poche ore l’appello ha raccolto l’adesione di iscritti e simpatizzanti nonché il silenzio assordante di dirigenti, parlamentari ed eletti, da tempo immersi in dinamiche lontanissime dalla militanza e dal territorio. Tant’è. Il Luca di Palazzo Balbi ha gradito e declinato, congedando l’omonimo con il consueto “male non fare paura non avere”. Mah.

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