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Incidenti stradali in Veneto: estate di sangue sulle strade, è la regione con più morti in Italia

Ecco i dati della rilevazione Asaps. Lacquaniti: «Speravamo che con le discoteche chiuse gli incidenti sarebbero calati: non è stato così»

VENEZIA. Il Veneto è in cima alla classifica nazionale dei morti sulle strade di questa estate, con ben 19 decessi su 127. Si tratta in pratica di più un morto sulle strade ogni settimana. A dirlo i dati dell’associazione sostenitori Polstrada (Asaps) che segnala come seconda regione classificata (con 16 morti in soli 90 giorni) l’Emilia Romagna. Una vera e propria strage che fa delle due regioni più turistiche del Paese non solo luoghi di relax e di villeggiatura per milioni di cittadini italiani e stranieri ma pure posti pericolosi dove scegliere di muoversi a piedi o con mezzi propri, siano essi automobili, biciclette, motocicli e così via.

«In Veneto più che altrove sia sulle autostrade che sulle strade locali si muovono moltissimi mezzi» spiega il portavoce della Polizia stradale del Veneto e comandante della Polstrada di Verona Girolamo Lacquaniti «La nostra regione è un crocevia sia del traffico pesante che di quello turistico sull’asse Nord-Sud tra l’Europa Centrale e il Mediterraneo come pure su quello Est-Ovest. La A4, la A22 del Brennero ma pure il Tarvisio, il passante di Mestre e così via sono nodi strategici della mobilità di una parte significativa dell’intera Ue. L’altro elemento fondamentale per capire il fenomeno dell’incidentalità grave in Veneto è la tipologia di mezzi che frequentano le strade venete.

I mezzi pesanti non viaggiano solo sulle autostrade ma anche, e molto, sulle statali, le regionali e le provinciali a causa di una capillare diffusione delle zone industriali. Sulle stesse strade circolano, più che altrove soprattutto in estate, i cosiddetti utenti deboli, nella fattispecie ciclisti e motociclisti. Spesso questa tipologia di utenti si incontra anche sulle strade montane e collinari, che sono le più panoramiche e sfidanti per gli uni e per gli altri. Questo mix, unico nella sua complessità, rende le strade del Veneto un po’ più pericolose delle altre».

Ma pure se ormai i veneti non sono più in cima alle classifiche dei maggiori consumatori di alcol del Paese, la correlazione tra incidentalità grave e guida in stato di ebrezza non accenna a diminuire. «Con la chiusura delle discoteche e dei locali da ballo ci saremmo aspettati una riduzione di quelle che vengono spesso definite le “stragi del sabato sera”» dice Lacquaniti. «Invece il fenomeno non cala e lo stato di ebrezza continua ad essere una causa o una concausa piuttosto frequente degli incidenti stradali gravi».

A complicare un quadro già complesso c’è pure la questione dei monopattini elettrici che sfrecciano incontrollati sulle strade. Moltissimi le manomissioni che permetto ai mezzi di toccare velocità persino di 90 all’ora mentre non mancano casi di comparsa dei monopattini addirittura sul circuito autostradale del Paese. «Il monopattino di per sé non un mezzo peggiore di un altro» spiega il portavoce della Polstrada del Veneto «a renderlo pericoloso è l’atteggiamento di una parte importante degli utenti, che credono che questo mezzo sia un gioco o un’alternativa al lunapark, Invece si tratta di un mezzo di trasporto che implica responsabilità».

In questo senso va la richiesta di introduzione di titoli di guida o la targatura dei mezzi. «Forse se si potessero identificare più facilmente i guidatori» conclude Lacquaniti «eviteremmo di vedere mezzi stipati di minorenni uno sopra l’altro che sfrecciano per il centro città o altri atteggiamenti concretamente pericolosi sia per chi monta sul mezzo che per chi si trova nelle vicinanze».

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