Tutti pazzi per i tartarughini a Jesolo: il racconto tra i volontari che vigiliano 24 ore su 24 il nido e le 82 uova di Arianna

Biologi e volontari di Legambiente sorvegliano giorno e notte la spiaggia alla torretta 13: «Ci sembra il minimo che possiamo fare per restituire qualcosa a questo pianeta». Il videoreportage 

JESOLO. Tutti aggrappati alla rete metallica per cullare questo sogno delle uova dei tartarughini che dovrebbero schiudersi a giorni. Sono 82, la loro mamma le ha deposte a mezzo metro di profondità e quindi ora c’è questa nicchia piena di vita nella spiaggia della movida. È una piccola storia che accende i cuori e buca la bolla del turismo di massa.

La natura si riprende i suoi spazi e fa rifiorire la coscienza collettiva. Perché dalla sera del 9 luglio, quando Gloria Bubacco e Mauro Marangoni di Jesolo si sono accorti di una tartaruga Caretta caretta che stava risalendo dal mare, ne sono successe di cose.

L’animale è stato battezzato con il nome “Arianna” e adesso ci sono 50 volontari che si alternano con rigore militare per la vigilanza dell’area transennata, con i biologi dell’Università di Padova che vengono ogni notte a monitorare la situazione. I vigilantes degli stabilimenti stringono alleanza con i volontari (i Tarta watchers) per fronteggiare le bande di ragazzi ubriachi del weekend, e la fantasia dei bambini fa volare anche quella dei genitori.

Tutti pazzi per le tartarughe: il videoreportage tra i volontari della schiusa di Jesolo

«Buongiorno. Allora, quanto manca?», la domanda viene rivolta mediamente un migliaio di volte al giorno e la risposta è sempre la stessa, con il sorriso sulle labbra. «Non sappiamo ma una cosa è certa: quando succederà, noi ci saremo».

Spiaggia di Jesolo, torretta 13, zona piazzetta Casa Bianca, ma ora forse sarebbe meglio chiamarla “zona tartaruga”, tale è la fama raggiunta da questa spiaggia quando in una notte magica, al posto delle stelle cadenti, sono arrivate 82 uova di Caretta caretta.

Tartaruga fa il nido in spiaggia a Jesolo: parla l'esperto

La sorte vuole che proprio lì presti servizio un bagnino-biologo che risponde al nome di Luca Ceolotto, di Jesolo. Sta frequentando il secondo anno del corso di laurea magistrale in Biologia marina a Padova.

«Diciamo che la tesi di laurea è venuta a cercarmi», dice sorridendo mentre aiuta Maurizio Billotto di Legambiente Veneto Orientale a sistemare la telecamera che riprende 24 ore su 24 quel piccolo quadrilatero di spiaggia tutto transennato. Un piccolo tempio di amore green nella città famosa per la musica dance e i mojito.

L’evento è eccezionale e tale è stata anche la risposta della gente. È il primo nido di tartaruga Caretta caretta a queste latitudini della costa adriatica. Jesolo ha frantumato il record di Pesaro e ora si colloca in una dimensione di eccezionalità a livello europeo.

Quindi intorno a questi 82 ovetti bianchi si è creato un moto difficile anche solo da immaginare, con i volontari di Legambiente a fare da regia e gli specialisti del Cert di Padova a compiere studi buoni per le riviste scientifiche.

Sulla spiaggia delle tartarughe a Jesolo anche i camion della nettezza urbana

«È un’attrazione pazzesca, meglio di un parco giochi, meglio di qualsiasi campagna di promozione turistica», ragiona Maurizio Billotto mentre controlla i turni in programma per la sera.

Si sono organizzati con gruppi da tre o quattro volontari che si alternano ogni 6-8 ore. Si accordano in una chat di Whatsapp che ora raccoglie una cinquantina di iscritti e, così facendo, dal 9 luglio il nido delle tartarughe non è mai rimasto sguarnito. Del resto, mica si poteva rischiare che qualche barbaro caracollante e carico di Gin calpestasse questa piccola oasi.

Franca Baldessin di Casale sul Sile racconta divertita le vicende di qualche momento dei fine settimana. «Una notte mi viene incontro un vigilante sorridente con le mani coperte da un paio di guanti in lattice. “Ghe go dà”, mi ha detto soddisfatto, lasciando intendere che aveva cacciato in modo un tantino muscolare un gruppo che poteva minacciare i tartarughini».

Nella spiaggia della torretta 13 ormai tutti i bambini sanno che non si può giocare a pallone. Le vibrazioni e il chiasso potrebbero incidere negativamente sul processo di schiusa delle uova di tartaruga, che solitamente avviene una sessantina di giorni dopo la deposizione.

E allora niente giochi in spiaggia, al massimo un bigliettino con dedica appiccicato al pannello: “Spero sarete felici nella vostra nuova casetta... il mare”. E ancora: “Vi aspettiamo tra 20 anni per vedere i vostri piccoli”.

Ogni notte poi viene scavata una specie di corsia sulla sabbia con le sponde laterali: un modo per tracciare un percorso protetto per i piccoli tartarughini che dovranno camminare verso il mare. È un procedimento particolare, che possono fare solo i biologi dell’Università di Padova utilizzando luci rossastre che non alterano l’ambiente circostante.

Tra lettini e ombrelloni si intrecciano le storie di giovani e meno giovani, di chi lo fa per lavoro e chi invece per passione, ma anche di chi l’ha presa proprio come una missione. Aurora Santon, 20 anni, di Ceggia, non ha dubbi, nemmeno dopo 8 ore di piantonamento pomeridiano sotto la candela: «Mi sembra il minimo che possiamo fare per restituire qualcosa a questa terra». —

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