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Prepariamoci alla stangata d’autunno: aumenti per gas, luce, spesa e benzina

Caro materie prime e problemi della logistica fanno schizzare prezzi e bollette fino al trenta per cento in più

VENEZIA. Il caro materie prime e le difficoltà della logistica non sono più solo un tema per analisti, rappresentano un'emergenza per il portafoglio. Dagli scaffali del supermercato alla corsa delle bollette, si rischia un autunno con stangata. L'Istat intravede le prime avvisaglie: «Dalle aspettative di inflazione degli operatori economici ad agosto sono emerse indicazioni di nuovi incrementi dei prezzi per i prossimi mesi».

Sono sempre più i consumatori «che si attendono un forte aumento dei prezzi», si legge nella nota mensile relativa ad agosto. L'accelerazione tendenziale del 19,8% rispetto al 18,6% di luglio dei beni energetici si fa già sentire. Gli esperti si attendono rincari in bolletta che a ottobre, senza interventi del governo, potrebbero essere «del 22% per l'elettricità e del 30% del gas», come dice Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia. «Probabile che di qui a fine anno non solo avremo la conferma dell'inflazione al consumo del 2,1% vista ad agosto ma ci potrebbe essere un ulteriore incremento che la avvicinerebbe al 3%», dice il capoeconomista di Confcommercio, Mariano Bella.

Per il momento, segnala l'Istat, il rialzo dei prezzi degli alimentari ad agosto è stato contenuto a un +0,8% (ma a luglio era stato pari a zero). Ma dopo l'allarme di Coop Italia di pochi giorni fa su un aumento dei listini da parte dei fornitori «tra il 5 e il 10%», Federdistribuzione conferma. «Ad alcune aziende delle distribuzione sono arrivati listini con aumenti importanti, a doppia cifra - dice il presidente Alberto Frausin -. Ma noi saremo vigili per evitare che tra i produttori ci sia la tentazione di mettere al sicuro i bilanci, mettendo a repentaglio una ripresa duratura».

Gas e luce: «Sarà molto difficile contenere l’aumento delle bollette»

La bolletta di ottobre sarà un bel rebus per il governo. L'appuntamento è il primo ottobre quando scatteranno le tariffe aggiornate per l'ultimo trimestre dell'anno. Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, calcola che «anche con un intervento del regolatore sulla falsariga di quanto è stato fatto a luglio sarà difficile contenere sotto il 15% l'aumento delle tariffe». Così in linea potenziale «dal primo ottobre l'elettricità potrebbe aumentare del 22% e il gas del 30%».

Aumenti considerevoli, come si vede. Anche l'ultima analisi trimestrale condotta dall'Enea sul sistema energetico italiano sottolinea che «il fortissimo aumento dei prezzi all'ingrosso di gas ed elettricità si è trasmesso in misura ancora parziale sui prezzi ai consumatori finali». Per calmierare gli effetti a luglio sono stati ridotti gli oneri di sistema che ha sterilizzato i rialzi della materia prima.

A preoccupare in particolare è il gas il cui prezzo è aumenta sensibilmente da un anno con l'altro, passando, dice Tabarelli, «da un minimo di 6 euro per MWh di un anno fa, a 58 euro attuali, quando mai avremmo pensato di vederlo sopra i 30».

Una situazione che è figlia di «molta speculazione» ma anche ragioni fiscihe. «Quest' inverno rischiamo di rimanere senza gas», dice Tabarelli. Pesano le relativamente basse forniture dalla Russia e anche dalla Norvegia. Difficile ancora puntare tutte le carte sulle fonti rinnovabili: tra eolico, solare, idroelettrico e biomasse, secondo l'esperto di Nomisma, non si supera il 35% della produzione nella media annuale.

La grande distribuzione: «Impoverire il consumatore vuol dire frenare la ripresa»

«Alla grande distribuzione stanno arrivando listini dai produttori con incrementi importanti. La tensione è già alta: si tratta di aumenti a doppia cifra che non vedevo da vent' anni o più», denuncia il presidente di Federdistribuzione, Alberto Frausin.

Gli aumenti che l'industria sta prospettando alla grande distribuzione sarebbero anche superiori al 10% e riguarderebbero - secondo addetti ai lavori - in prima battuta i prodotti a base di cereali, come la pasta, le farine, i biscotti, così come le carni. In tensione pure il latte e gli oli.

L'aumento dei costi dell'energia e delle materie prime rischia dunque di finire dritto allo scaffale, anche se la grande distribuzione fa muro: «Impoverire il consumatore con aumenti di prezzo vuol dire frenare la ripresa del sisma Paese, visto che il largo consumo incide per il 22,5% del Pil: per questo saremo ancora più vigili che in passato e chiederemo a tutti di operare in una logica di sistema», dice Frausin.

Non sarà facile arginare quello che appare come un fiume in piena. Da Coldiretti, per esempio, spiegano come i rincari delle materie prime siano «insostenibili» come nel caso dell'alimentazione degli animali nelle stalle.

Impossibile però al momento stabilire come i nuovi listini arriveranno a pesare sulla spesa degli italiani. «Le variabili sono molte - commenta Romolo De Camillis, direttore area retail di NielsenIQ - in teoria in situazioni come questa se una persona ricompra oggi lo stesso paniere di un anno fa spende di più. Ma il cliente finale ha a disposizione una sorta di calmiere che è il cambiamento del mix della spesa e la ricerca di promozioni e sconti. Il largo consumo può essere una barriera efficiente all'aumento dei prezzi».

Benzina: prezzi saliti del 18% in un anno, spesa di 300 euro in più per automobilista

Quasi il 18% in più in un anno. La tregua dettata dai vari lockdown appare finita per i carburanti. Oggi secondo l'osservatorio del ministero dello Sviluppo economico i prezzi della benzina al self service sono mediamente di 1,664 euro al litro, 1,512 euro per i diesel. Anche solo rispetto a maggio gli aumenti sono superiori al 4% e ritoccano i record, segnalati dai consumatori del Codacons, già raggiunti a fine agosto rispetto a novembre 2018.

In tutto, 300 euro in più a famiglia in un anno rispetto al 2020, secondo l'associazione. Per un pieno che oggi mediamente si spendono 90 euro. In un anno il petrolio ha recuperato moltissimo: dai minimi di 18 euro toccati a marzo 2020 (mai così basso da 18 anni) ora è attorno a 69,41 dollari al barile. Le previsioni non vanno molto oltre gli 80 dollari per il prossimo anno, segnala Nomisma Energia. Il petrolio corre al rialzo ma non decolla.

Da un lato, fanno notare gli esperti, il greggio in questo momento non è scarso e metà della flotta aerea mondiale è a terra per il minor utilizzo che se ne fa a causa della pandemia. E il kerosene - o jet fuel che dir si voglia - determina molta domanda negli Stati Uniti.

In tutto questo l'Opec, l'Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio, ha deciso di aumentare la produzione e la produzione americana, dopo mesi di bassa intensità, dà segnali di ripresa. Rispetto al carburante, poi, il costo del petrolio rappresenta solo un terzo del suo prezzo: due terzi sono rappresentati dai balzelli fiscali che sono agganciati a benzina e diesel.