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Lo scontro tra gli indigeni honduregni e la padovana Sorgent.e per la costruzione di una diga

Appalto assegnato dal governo nel 2015, quando al vertice della società c’era l’attuale presidente del Calcio Padova, Boscolo Meneguolo. Le versioni diametralmente opposte delle parti, la holding delle rinnovabili e il «sigillo» che imbarazza il Comune

PADOVA. C’è molta Padova e molto Veneto nel conflitto riguardante la centrale idroelettrica sul Rio Petacón in Honduras. Un conflitto che sembrava esaurito con l’abbandono del cantiere, nel 2018, della società padovana Sorgent.e e che pare invece aver ripreso vigore in queste settimane.

Il progetto della centrale idroelettrica era stato approvato con decreto n° 23-2015 dal Congresso Nazionale dell’Honduras e, lo stesso anno, era stato dato il via libera alla relativa concessione dell’appalto alla società Progelsa il cui presidente del Consiglio d’amministrazione, in quell’anno, è Daniele Boscolo Meneguolo, oggi presidente del Calcio Padova.


Boscolo Meneguolo, che poi negli anni dirotterà la sua attività professionale in altri ambiti, guida il gruppo Sorgent.e la cui Srl insieme a Sorgent.e Chile Spa deteneva, tramite la Banca Atlantida, un pacchetto azionario della società honduregna Progelsa. Sulla natura del conflitto vi sono due versioni radicalmente differenti.

L’abbandono del cantiere, su cui Sorgent.e aveva investito qualcosa come 13 milioni di dollari, è stata provocata secondo Alberto Grazia, legale rappresentante di Sorgent.e Srl e Sorgent.e Chile Spa, dall’azione di un manipolo di criminali, incappucciati e armati che hanno impedito la prosecuzione dei lavori.

«Un nostro dipendente è stato rapito e un altro minacciato di morte» racconta Grazia «a quel punto abbiamo rinunciato, i lavori erano arrivati al 70 per cento. Altri operatori in quell’area hanno assoldato milizie private per difendere i loro interessi, noi non abbiamo voluto farlo».

Diametralmente opposta la versione fornita dall’avvocato honduregno Edy Tabora, membro del gruppo di legali che segue la vicenda: «Gli abitanti della municipalità di Reitoca, in grande maggioranza indigeni Lenca, non sono stati consultati sulla costruzione della nuova centrale idroelettrica sul Rio Petacón la cui costruzione metterebbe fine all’utilizzo comunitario delle acque del fiume per il consumo umano, per gli animali, l’irrigazione delle colture e la pesca. Non hanno avuto risposta dal governo e, nel 2018, hanno installato un accampamento per impedire l’entrata dei macchinari nel cantiere. Pochi giorni dopo - dice il legale - è arrivato l’esercito che ha sparato alla gente ferendo due attivisti del Movimento Popolare per la Difesa dell’Ambiente, Miriam Geraldina Osorto e Andrés Gutiérrez»”.

Anche sui titoli legali dell’opera le versioni divergono: «Abbiamo ottenuto tutte le concessioni e le autorizzazioni ambientali necessarie, altrimenti non avremmo investito tante risorse in quell’opera» sottolinea Grazia. Gli attivisti indigeni rivendicano il diritto previsto dalla convenzione 160 dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) del 1989 che stabilisce il diritto alla consultazione preventiva, libera e informata delle popolazioni indigene sui progetti che li riguardano. In una relazione ufficiale del 2020 dell’Alto Commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite si sostiene come «l’azienda Progelsa ha condotto una campagna diffamatoria e stigmatizzante contro i leader del Consiglio Indigeno Lenca e alcune organizzazioni dei diritti umani che sostengono questo caso».

Nella relazione leggiamo inoltre come «il supporto per questo caso è importante in quanto illustra le minacce che molti popoli indigeni affrontare in Honduras e come queste minacce siano intrinsecamente legate alla difesa della loro terre e risorse naturali, la lotta contro il razzismo, la rivendicazione della loro economia, diritti sociali e culturali e il loro diritto di accesso alla giustizia».

L’attenzione in Honduras sulla centrale idroelettrica del Rio Petacón si è riaccesa in queste settimane dopo l’arresto da parte della polizia di cinque attivisti ambientalisti ed esponenti del Consejo Indigena di Reitoca, Renan Zelaya, Jorge Montes, Andres Avelino Gutiérrez, Orlando Rodas, Jairo Noé Oliva Reyes e la denuncia di altre dieci persone, accusate di attentare alla sicurezza dello Stato.

Il processo è previsto per novembre. Il 16 agosto si è tenuta una manifestazione in sostegno dei cinque arrestati che hanno ottenuto una sospensione temporanea dell’arresto. Secondo l’avvocato Edy Tabora sarebbero in corso, nelle ultime settimane, dei tentativi da parte dell’azienda per riprendere i lavori abbandonati.

La società padovana, che sta valutando di impegnarsi in un arbitraggio internazionale per il recupero dei soldi investiti, smentisce seccamente questa ipotesi.

Sorgent.e è una holding padovana specializzata in impianti per l’energia rinnovabile con trenta società controllate, 28 impianti in costruzione in nove Paesi ed è, assieme alla Tivigest (società operante nel settore del turismo) e la Consta (costruzioni e dell’edilizia), una delle tre subholding parte del trust Solfin SA con sede in Lussemburgo: il cuore economico della Compagnia delle Opere del Nord Est. In Sorgent.e Holding Spa è presente, dal 2009, il fondo di investimento Amber Capital del finanziere Joseph Oughourlian, azionista di maggioranza del Calcio Padova.

Proprio a Padova l’amministrazione comunale, nel 2019, conferiva il sigillo della città alla memoria di Berta Caceres, leader del popolo indigeno Lenca – lo stesso del Rio Petacón – assassinata il 3 marzo del 2016 per la sua lotta in difesa del fiume Gualcarque, sempre in Honduras. —


 

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