Incidenti sul lavoro in Veneto. I sindacati: «Più ispezioni e la patente a punti per le aziende»

Cgil, Cisl e Uil chiedono un concreto cambio di passo. «C’è un tavolo prefettizio da attivare e far funzionare»

PADOVA. Era il primo giugno scorso quando le sigle sindacali – Cgil, Cisl e Uil – si sono date appuntamento davanti alla Prefettura in piazza Antenore per denunciare l’urgenza di un patto per la salute e la sicurezza sul lavoro. Allora avevano definito le morti bianche un’emergenza nazionale e nazionale chiedevano fosse la strategia per proteggere i lavoratori. Il 20 luglio è seguita un’altra manifestazione, questa volta regionale, a Vicenza. Le sigle confederali si sono ritrovate per chiedere alla Regione Veneto di rispettare gli impegni presi in tema di sicurezza, a partire dall’implementazione del numero di ispettori Spisal, oggi assolutamente deficitario.

LA VITA AL PRIMO POSTO

Invece, a distanza di poco più di un mese ci si ritrova a parlare del dramma delle morti sul lavoro: i due gravi infortuni e la vittima (sembra per cause naturali) nelle aziende del Padovano. La reazione della Cgil è esacerbata, il segretario confederale con delega alla sicurezza, Dario Verdicchio, e il segretario generale della Fiom, Loris Scarpa, mettono sotto accusa il modello stesso di sviluppo: «Al primo posto non deve mettersi il profitto, ma la vita umana – tuonano – Non si può più morire per lavoro».

Per la Cgil è necessario indirizzare una parte delle risorse del Pnrr alla tutela della salute di chi sostiene lo sforzo produttivo del Paese, cioè i lavoratori. «In attesa di avere maggiori dettagli e particolari sugli incidenti – dicono i due sindacalisti – vogliamo sollevare una domanda: ha senso un modello produttivo che contempla almeno tre vittime e innumerevoli feriti giornalieri per sostenersi? Non è ora di fare qualcosa affinché valori come profitto e fatturato lascino il posto alla sicurezza dei lavoratori? E non sarebbe ora di fare qualcosa affinché ci sia questo cambio di paradigma?».

«Da troppo tempo – ammette, amaro, Verdicchio – assistiamo inermi ad una strage. C’è un tema generale, come si concepisce il lavoro nel nostro tempo, e ci sono situazioni particolari: i tempi e la gestione del lavoro troppo spesso hanno un solo obiettivo, il massimo profitto e questo causa le tragedie. La riduzione costi e la massimizzazione dei guadagni, attraverso ritmi insostenibile, sono causa ed effetto di questa spirale di morte».

«La patente a punti per le aziende potrebbe rispondere a questa discrasia: un’azienda che è colpevole di trascurare la sicurezza va penalizzata nella competizione con le imprese virtuose. Parallelamente vanno fatti più controlli e per farli servono risorse per gli organi ispettivi, ma nella nostra regione attendiamo ancora che il governatore Zaia mantenga l’impegno preso di aprire alle assunzioni nello Spisal, il servizio ispettivo di prevenzione. Invece abbiamo meno risorse e meno personale e quello che abbiamo in questo momento è impegnato nell’emergenza della pandemia, tralasciando per forza di cose la prevenzione e le ispezioni nei luoghi di lavoro».

MIGLIORARE LE ISPEZIONI

Sui controlli insiste anche Samuel Scavazzin, segretario generale Cisl: «Le ispezioni vanno migliorate in qualità, quantità e frequenza – sottolinea – Per farlo servono assunzioni mirate e finanziamenti ad hoc. Questo è un argomento che mi sta particolarmente a cuore, insieme alle risorse sulla ricerca, sia per proteggere i lavoratori utilizzando la tecnologie innovative, sia per accompagnare le modifiche ormai veloci delle modalità lavorative, per mettere al centro la protezione della persona. Tutto questo con un obiettivo principale, che le assunzioni restino per fare controlli sul lavoro e non siano poi spostate altrove».

L’area padovana preoccupa tutti i sindacati, come sottolinea Riccardo Dal Lago, segretario generale Uil: «Per quanto riguarda l’area padovana è sempre più urgente costituire un gruppo di coordinamento in Prefettura – scandisce – Il prefetto ha dato la sua disponibilità, ora serve un’ulteriore accelerazione. Fin ora abbiamo sentito tante parole, ma poca incidenza nei fatti. Tanto più che gli infortuni sono sempre trasversali. È sacrosanto ricordare i nomi e le storie delle vittime, ma non dovrebbero proprio esistere queste storie».

«Fin tanto che la sicurezza resta una nuvola di parole, evapora rapidamente alla fine di una riunione, di una manifestazione, del cordoglio doveroso sui giornali. Servono punizioni dure, vera prevenzione, fatta di ispezioni. Invece questa è una catena che non funziona perché non ci sono punizioni adeguate, non si fa vera prevenzione e tanto meno sono sufficienti i controlli».

«Eppure il Veneto è ai primi posti in questa “guerra” che siete vittime nella grande impresa diffusa, fatta di grandi, medie e piccole imprese. E proprio per questo dovrebbe avere nel proprio Dna la forza di immunizzarsi da questo dramma individuale, familiare e sociale».

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