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Ritorno a scuola in Veneto, ecco la bozza del piano nazionale

La dirigente scolastica Carmela Palumbo

C’è il problema anche in Veneto gli insegnanti, i bidelli, gli amministrativi della scuola che del vaccino proprio non ne vogliono sapere. Una libertà di scelta che, in realtà, ha le ore contate

VENEZIA. Si lavora sul ritorno a scuola e sulle disposizioni nazionali. C’è il problema anche in Veneto gli insegnanti, i bidelli, gli amministrativi della scuola che del vaccino proprio non ne vogliono sapere. Una libertà di scelta che, in realtà, ha le ore contate.

«Gli operatori che decideranno di non vaccinarsi incorreranno in una doppia sanzione: una pecuniaria e, al quinto giorno di assenza ingiustificata, scatterà la sospensione senza stipendio, con congelamento del rapporto di lavoro» spiega la direttrice dell’Ufficio scolastico regionale, Carmela Palumbo, che non si dice particolarmente preoccupata per la situazione nel Veneziano: «In Veneto, sono vaccinati più di nove insegnanti su dieci e c’è ancora margine di miglioramento. Credo che la misura, in riferimento alla nostra regione, sia più che altro “ad adiuvandum”».

E, sulla possibilità di insegnanti “furbetti”, con certificati ad hoc di esenzione dalla profilassi: «In questo caso, si assumerebbero una bella responsabilità sia loro sia i medici. Sarebbero certificazioni false, quindi immagino che i casi, se ci dovessero essere, saranno estremamente residuali e queste persone sarebbero perseguibili».

Nel frattempo ecco cosa prevede il piano nazionale

Intanto gli uffici stanno lavorando per il reclutamento degli insegnanti, al fine di coprire le cattedre scoperte, pari a circa il 40% del totale. «È necessario fare sapere a ciascuno dei potenziali nuovi supplenti che, senza Green pass, non potranno accedere a scuola» fa presente Armando Tivelli, presidente dei dirigenti scolastici. E rincara Luigi Zennaro, preside dell’Ic Camponogara: «L’obbligo di Green pass, per gli insegnanti, è doveroso. Riterrei opportuno fare lo stesso anche per gli studenti, in particolare per quelli che vanno a scuola utilizzando l’autobus».

Ma a preoccupare sono soprattutto le possibili defezioni tra i bidelli. «In questo caso, si rischia persino che gli istituti non aprano» evidenzia ancora Tivelli. Alla sospensione di un docente, infatti, corrisponde una cattedra scoperta. Ma, in assenza di un numero minimo di operatori, la scuola non può nemmeno aprire: è quanto accade nelle giornate di sciopero del personale scolastico.

«Pensiamo ad esempio alle piccole scuole del primo ciclo, con uno o due operatori. È sufficiente che uno dei due rimanga a casa perché l’istituto resti chiuso» spiega il preside. Per questo l'Usl 3 sta dialogando con l'Ufficio scolastico regionale, al fine di individuare delle giornate dedicate alla profilassi del personale scolastico. Intanto, la direttrice Palumbo prosegue il dialogo con la regione e il prefetto Zappalorto, per riprogrammare il ritorno a scuola, da settembre. Due i punti cruciali: gli spazi e il piano trasporti. «Non abbiamo ancora ricevuto formalmente il protocollo nazionale firmato con le organizzazioni sindacali, ma stiamo aggiornando il nostro manuale operativo dell'anno scorso, a partire dalle bozze che stanno circolando e che sembrano ufficiali. Non ci sono novità rilevanti. Rimangono le regole su distanziamento, ingressi differenziati, scaglionamenti di orari, aerazione e mascherine. Per il momento, con la garanzia di un metro tra gli studenti, sarà possibile togliere la mascherina. Ma, con l'avanzare della variante Delta e a un mese dall'inizio della scuola, non escludo che questa previsione sarà modificata».

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