Francesco Lamon e l’oro olimpico: «Una emozione sensazionale»

Lorenzo Pòrcile

Il ciclista veneto campione nell’inseguimento a squadre tornato a casa pensa già ad Europei e Mondiali: «Andremo con la consapevolezza che sono traguardi raggiungibili»

MESTRESi è fatto attendere qualche minuto prima di uscire dalla zona bagagli dell’aeroporto di Tessera. Nonostante l’atterraggio anticipato di qualche minuto del volo proveniente da Roma, Francesco Lamon si è fatto vedere appena dopo le 23 di lunedì.

Ma quando il neocampione olimpico ai Giochi di Tokyo 2020 nell’inseguimento a squadre di ciclismo è stata subito festa. Sullo stesso aereo c’era anche l’altro compagno di squadra, il friulano Jonathan Milan, anch’egli osannato da un bel gruppo di tifosi arrivati in autobus.

Con Lamon e Milan hanno corso anche Filippo Ganna campione del mondo di inseguimento individuale) e Simone Consonni. Fondamentale la prestazione del miranese, che ha interpretato alla perfezione i primi due chilometri. D’altronde il pistard delle Fiamme Azzurre veniva dall’argento europeo e dal quarto posto mondiale nella prova individuale del chilometro da fermo, credenziali che ne fanno uno degli specialisti più affidabili nella delicata fase del lancio.

Con una dozzina di ore di volo sulle spalle dalla capitale giapponese a quella italiana, poi meno di 60 minuti per raggiungere Venezia da Roma e il fuso orario (più sette a Tokyo) da smaltire, la faccia di Lamon è stravolta ma felice e sorridente. Lo si aspettava da un’uscita, è sbucato da un’altra ma è subito scattata la festa.

La medaglia d’oro non è in vista, è tenuta in tasca. Appena la estrae, esplode la gioia e scattano gli abbracci di parenti e amici arrivati al “Marco Polo” ad aspettarlo ben prima dell’atterraggio. Si torna dopo quasi un mese lontani da casa tra preparazione e Olimpiadi. Ma ne è valsa la pensa, vista com’è andata a finire.

Com’è andato il viaggio, intanto?

«Bene, molto bene. È stato meno stressante del solito anche se ovviamente lungo».

Forse perché con una medaglia d’oro al collo si è più tranquilli e rilassati?

«Ho vissuto tante belle emozioni in questi giorni, ancora da smaltire. All’inizio non mi ero reso conto di cosa avessimo fatto, poi ho iniziato a metabolizzare un po’ alla volta. Posso solo dire che si tratta di un’emozione che poche volte si prova nella vita».

L’Italia ha portato a casa il suo record storico di medaglie, ben 40, facendo meglio di Roma 1960 e Los Angeles 1984. Come ci si sente ad aver contribuito a tutto questo? A essere uno dei protagonisti di questa impresa per il nostro sport?

«È stata un’Olimpiade delle sorprese. Da parte nostra, sapevamo di poter fare molto bene e alla fine abbiamo ottenuto il massimo dei risultato. E, a maggior ragione, è stata una piacevole sorpresa».

In semifinale avevate ottenuto il record mondiale della specialità battendo la Nuova Zelanda e in finale lo avete ancora ribassato contro la Danimarca, tra le favorite per la vittoria della medaglia più prestigiosa. Quali le differenze tra le due prove?

«La semifinale ci ha tranquillizzati. Siamo andati in finale sapendo che, comunque, avremmo portato a casa una medaglia ed eravamo molto più sciolti quando siamo saliti in bicicletta. Eravamo convinti dei nostri mezzi ed eravamo consci delle nostre possibilità. Ma l’obiettivo della squadra è sempre stato l’oro e, alla fine, siamo riusciti a portarlo a casa».

Sono state delle Olimpiadi un po’ anomale, per l’assenza di pubblico, a parte qualche caso, vista la pandemia in atto. Voi come l’avete vissuta questa esperienza?

«Per fortuna siamo riusciti a gareggiare in un velodromo quasi pieno, di soli giapponesi sì perché non c’erano stranieri, ma c’era gente e si faceva sentire».

Adesso pochi giorni di vacanza, il tempo di rifiatare dopo un periodo intenso e poi subito in bicicletta per preparare le prossime sfide già tra poche settimane. Non c’è neppure il tempo di godersi quest’oro che ci sono già altri obiettivi da raggiungere

«Sì è vero, la stagione non è ancora finita e ci sono due altri appuntamenti, perché in autunno avremo gli Europei (a Grenchen in Svizzera ndr) e poi i Mondiali stavolta a Glasgow, in Scozia: non dovremmo deludere le aspettative. Dunque dovremo allenarci subito bene e prepararci come sappiamo».

Francesco, lei vinto tanto in carriera. Aver raggiunto questo titolo cosa rappresenta?

«Credo che coronare i propri sogni è il traguardo migliore che si possa raggiungere in assoluto. Lo capirò un po’ alla volta ma è difficile da descrivere le emozioni».

Adesso, a qualche giorno distanza dall’impresa di Tokyo, che valore ha questa medaglia?

«Sicuramente aver raggiunto questo titolo non è un punto d’arrivo ma di partenza».

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