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La stagione dei treni elettrici e a idrogeno: 21 milioni da Roma e 10 dalla giunta Zaia

Stefani: un aiuto fondamentale ai pendolari del Veneto De Berti: il grande salto di qualità nel giro di un paio d’anni

Albino salmaso
2 minuti di lettura

PADOVA. Dalle vecchie littorine diesel che sbuffano come nell’Ottocento, ai treni a idrogeno ed elettrici destinati alle linee che hanno il record dei disservizi: la Adria-Chioggia-Mestre, la Rovigo-Verona e la Rovigo-Chioggia. Non c’è solo l’alta velocità nei piani del governo Draghi. Il fondo complementare del Pnrr destina un miliardo e mezzo all’acquisto di nuovi treni e da Roma Alberto Stefani, deputato e segretario regionale della Lega, annuncia che al «Veneto sono stati assegnati 21 milioni di euro per rafforzare le linee gestite da Regioni e Comuni.

L’obiettivo è potenziare le connessioni adeguandole ai nuovi standard di sicurezza. Con queste risorse si potranno acquistare nuovi treni elettrici e a idrogeno e superare le ataviche criticità del trasporto locale per garantire una mobilità sostenibile dal punto di vista umano» conclude Stefani.

Parole quanto mai d’ attualità se si considera che con la pandemia i treni viaggiano all’80% dei posti disponibili e sono presi d’assalto dai turisti lungo l’asse Verona-Padova-Venezia. Difficile salire a bordo. Tra le 8 e le 10 sono full e ci vuole pazienza. E quando riapriranno le scuole e le università a settembre bisognerà rafforzare i collegamenti, anche perché non serve il Green pass per salire sui treni locali e ci sarà l’assalto.

Ma come saranno spesi questi fondi? «A onor del vero noi avevamo chiesto 27 milioni per acquistare 4 treni per la Adria-Mestre gestita da Sistemi territoriali e ce ne sono state assegnati 21, così ci fermeremo a tre convogli nuovi» spiega la vicepresidente Elisa De Berti. Dopo aver inaugurato in grande stile con il presidente Zaia e il ministro D’Incà la linea elettrificata tra Conegliano e Belluno, ora l’attenzione si sposta sul quadrante sud ovest, l’asse Rovigo-Chioggia-Verona storicamente penalizzato per carenza d’infrastrutture.

Il quadro si allarga al progetto di elettrificare anche la Cerea-Isola della Scala : «Siamo in attesa del via libera di Rfi, ci vogliono 40 milioni ma questo è un passo avanti decisivo per rendere competitivo il servizio ferroviario», spiega Elisa De Berti.

Si annuncia quindi un biennio di fuoco sulle tre linee, con la viabilità locale da rifare non solo per l’elettrificazione. Bastano due esempi: i 50 km della Adria-Mestre sono interrotti da 67 passaggi a livello, gli 80 km della Verona-Rovigo hanno 87 barriere da eliminare. Per gli ingegneri di Rfi c’è materia su cui lavorare, con i sindaci impegnati a risolvere disagi che si trascinano dal dopoguerra. «I nuovi treni entreranno in funzione tra un paio d’anni, intanto si prosegue con l’elettrificazione della Mestre-Adria, un appalto da 11 milioni già assegnato che prevede anche l’abbattimento delle due stazioni di Cona e Campolongo maggiore», conclude De Berti.

In questo contesto va inquadrato il pdl 78 della giunta regionale approvato, mercoledì scorso, dalla seconda commissione guidata da Silvia Rizzotto. «Si tratta di un contributo straordinario di 10 milioni di euro a Infrastrutture Venete per l’acquisto di tre treni ibridi. Altri 5 milioni resteranno a carico della società in autofinanziamento: siamo convinti che si tratti di una svolta attesa da tutti i pendolari. Vogliamo potenziare l’offerta di trasporto pubblico locale con il rinnovo completo del parco rotabile», spiega la presidente Rizzotto. Che si tratti di una svolta attesa da decenni lo dimostra il voto unanime della II commissione. «Il provvedimento verrà votato dall’aula al Ferro Fini ai primi di settembre per bruciare le tappe e avviare subito le gara d’appalto» conclude Silvia Rizzotto.

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