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Scuola, il no del Veneto al vaccino obbligatorio. «Meglio la persuasione»

ANSA

Stato-Regioni, l’assessore Donazzan ha chiesto lo sblocco delle gite scolastiche. L’esito di un monitoraggio ministeriale tra gli insegnanti: l’83% già immunizzato

VENEZIA. Riavviare le lezioni in presenza, sanare le ferite educative e psicologiche provocate dall’abuso della didattica digitale, garantire la sicurezza e la mobilità della popolazione scolastica. Traguardi condivisi, percorsi che dividono. Così, il confronto in commissione istruzione alla conferenza Stato-Regioni echeggia contrasti già sperimentati nella maggioranza del premier Draghi ed il Veneto - rappresentato dall’assessore Elena Donazzan - appare tenace nel privilegiare la moral suasion vaccinale nei confronti di docenti e studenti rispetto all’obbligo legislativo invocato dall’associazione presidi e dalla sinistra politico- sindacale. «Noi crediamo nell’adesione volontaria e consapevole che sia espressione di una cultura non di un’imposizione», le parole di Donazzan «l’esperienza, poi, ci dimostra che il dialogo rispettoso e la corretta informazione producono risultati efficaci, come testimonia l’elevata percentuale di docenti vaccinati nel nostro territorio, stimata oltre l’82% da ministero e Provveditorato agli studi».

Il Pd favorevole alla linea dura

«Gli insegnanti vanno immunizzati prima del rientro in classe, valutando anche l’ipotesi dell’obbligo, non possiamo rischiare un ritorno alla Dad», replica a distanza Anna Maria Bigon, consigliere del Pd, convinta sia necessario «accelerare per non arrivare impreparati a settembre». La percentuale del corpo docente vaccinato «va alzata ulteriormente e se la campagna di sensibilizzazione non dovesse bastare, allora è giusto inserire l’obbligo affinché sia raggiunta l’immunità di gregge. Alzare un muro, come fa l’assessore Donazzan è sbagliato». Le proposte dem? «La priorità è scongiurare una nuova chiusura delle scuole e il ritorno della didattica a distanza, che ha già fatto troppi danni ai nostri ragazzi, non solo per l’apprendimento, allargando le disuguaglianze. In un anno e mezzo i casi di ansia e depressione tra gli adolescenti sono fortemente aumentati, per questo, invito la Regione ad assumere psicologi ed educatori da inserire nelle classi attivando percorsi di sostegno rivolti in primis agli studenti, ma anche agli insegnanti».

In ballo 750 mila di tutte le età

Nel frattempo, a dispetto di un iniziale orientamento rigorista, l’annunciata decisione romana è slittata alla prossima settimana. La quota cospicua di personale scolastico già immunizzato - e la clamorosa contrapposizione tra ministri e sottosegretari - ha indotto il Governo a riservarsi un’ulteriore valutazione dell’andamento epidemiologico, confidando che da qui a settembre altri scelgano di prenotarsi. La questione non è di poco conto. Tra bambini, ragazzi, insegnanti e personale, il circuito veneto esteso dalle scuole d’infanzia alle superiori include 750 mila soggetti. Per loro, il ritorno in aula sarà nel segno della cautela - scontata la proroga di mascherine, regole igieniche e distanziamenti - mentre si lavora sul versante dei trasporti, con gli amministratori compatti nel richiedere l’innalzamento all’80% della capienza consentita negli scuolabus. En passant, nella citata riunione Elena Donazzan ha chiesto al ministro il ripristino delle uscite didattiche, leggi gite scolastiche, purché motivate da finalità educative.

Salgono i contagi, decessi invariati

È tutto? Quasi. Il bollettino delle 24 ore conferma l’elevato potenziale infettivo della variante Delta, ormai prevalente, imbrigliato però dagli anticorpi vaccinali: 544 i nuovi contagi, nessun decesso ulteriore rispetto a ieri, stabili i ricoveri non critici e intensivi. Il testing giornaliero? Quasi 40 mila tamponi, tra antigenici e molecolari. Non male per una (serena) zona bianca.

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