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Rifiuti stoccati nei capannoni dismessi, uno a Campo San Martino. Indagati un padovano e la Codognotto

Il capannone abbandonato di Campo San Martino

Inchiesta della Dda di Firenze su un traffico illecito di scarti tessili da Prato. Coinvolte in tutto 19 persone e sei aziende

CAMPO SAN MARTINO. Abbandonare invece di riciclare. È questa la strategia elementare attraverso la quale imprese e imprenditori si sono arricchiti costruendo una rete di illeciti che ha coinvolto anche il Veneto ed una delle sue principali aziende di trasporto internazionale: la Codognotto di Salgareda.

L’inchiesta è stata condotta dalla Dda di Firenze, che nei giorni scorsi ha chiuso le indagini preliminari condotte dai carabinieri del Noe, a carico di 19 persone e 6 aziende, accusate a vario titolo di reati che vanno dall’associazione per delinquere finalizzata al compimento di un traffico organizzato di rifiuti, alla truffa e alla gestione illecita di rifiuti. Nella lista degli indagati rientrano i tre Codognotto, Gianfranco, Maurizio e Flavio, e un padovano: Claudio Francescato.

Abbandonati nei capannoni

L’inchiesta parte dalla Toscana, dal distretto di Prato, e riguarda il trattamento di scarti tessili e vestiti usati provenienti dal Pratese che invece di essere avviati alle specifiche (e quindi costose) pratiche di gestione dei rifiuti venivano accumulati e abbandonati in capannoni in disuso in zone isolate. Capannoni soprattutto in Veneto, a Cologna Veneta, Somma Campagna, Vicenza, Rovigo e nel padovano, precisamente in via provinciale 27 a Campo San Martino. I rifiuti, ritirati in sacchi neri dalle varie ditte della pianura vicino Firenze sarebbero stati prima ammassati nei capannoni di altre ditte poi, una volta trasformati formalmente in merce attraverso il meccanismo del “giro-bolla”, venivano portati con dei tir in capannoni in disuso «grazie alla collaborazione di alcuni complici e di ditte di trasporto compiacenti» sottolineano le carte dell’inchiesta condotta dai carabinieri coordinati dal pm Leopoldo De Gregorio.

I veneti nei guai

Ed ecco il ruolo di 4 veneti nell’inchiesta. Secondo l’accusa la notissima azienda di trasporto trevigiana, Codognotto, che ogni anno movimenta milioni di tonnellate di materiale e centinaia di tir tra Italia ed Europa, avrebbe effettuato 4 carichi illeciti «sapendo» secondo l’accusa, che si trattava «di rifiuti con documentazione falsamente alterata attestante il fatto che il contenuto dei pacchi fosse stoffa recuperata», quando invece all’interno c’era di tutto e di più. Di qui l’avviso di indagine per presidente, (Gianfranco Codognotto), l’amministratore delegato (Maurizio Codognotto), e vice presidente (Flavio Codognotto) Dove finivano i carichi? Due sarebbero stati svuotati a Cologna Veneta, altri due nel capannone sulla provinciale padovana di Campo San Martino, un grande complesso ex artigianale dismesso da anni che sarebbe stato intercettato e messo a disposizione della rete illegale dal padovano Francescato (dipendente della Quercia Srl) e che poi, già nel 2028, la Dda ha sequestrato sulla base di altre inchieste giudiziarie. Di fatto lo stabilimento padovano era diventato il crocevia di illeciti diversi. Era un sistema spregiudicato, che non aveva alcun timore a forzare gli ingressi dei capannoni individuati come “buoni per lo stoccaggio” per far entrare poi i camion delle ditte assoldate per i trasporti lasciando intendere fosse tutto regolare.

Il sistema

Oltre alla Codognotto, che mercoledì ha preferito «non commentare i fatti in questa fase dell’inchiesta», l’indagine della Dda coinvolge altre tre aziende di trasporto: una di Forlì, una di Roma, e una di Latina. E oltre a camionisti privati e prezzolati, gestori di imprese, faccendieri provenienti in gran parte dal sud Italia ma anche dalla Russia, come la segretaria dell’azienda attorno a cui girava tutto il sistema: la Fbn Ecologica di Prato, da cui è partita tutta l’inchiesta. E come nelle migliori storie di traffico illecito di rifiuti gran parte dei guadagni, oltre ai minori costi di trattamento, veniva dal nero. 

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