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Gli ordini professionali sanitari veneti contro Zaia. «I No vax vanno sospesi, la legge è chiara»

Medici, infermieri, farmacisti, biologi, veterinari, chimici e tecnici di radiologia preoccupati per il dietrofront della Regione

PADOVA. Le professioni sanitarie si schierano compatte a sostegno dell’obbligo del vaccino ed esprimono la loro preoccupazione per il dietrofront del presidente Zaia che ha congelato le sospensioni senza stipendio dei medici e infermieri No vax. In una nota congiunta firmata da medici chirurghi e odontoiatri, infermieri, farmacisti, biologi, veterinari, psicologi, ostetriche, chimici e fisici sanitari, tecnici della radiologia e riabilitazione si ribadisce il pieno appoggio «all’obbligo vaccinale per tutti i sanitari, sancito dal decreto legge 44/2021, convertito nella legge 76/2021 recentemente richiamato dal presidente del consiglio Mario Draghi».

La “santa alleanza” dopo aver ribadito «preoccupazione e dissenso» in merito alle decisioni della Regione Veneto, sottolinea che i «primi provvedimenti sospensivi avrebbero dovuto scattare già dal mese di maggio con ampia possibilità di riorganizzare i reparti ospedalieri nel periodo estivo». Non è finita. Si chiede al presidente Zaia «un’immediata inversione di rotta, senza cedimenti a ricatti o pressioni posti in essere da una piccola minoranza di soggetti. La legge che prevede la sospensione dal servizio o lo spostamento dal contatto diretto con soggetti fragili va applicata fino in fondo». Ultimo messaggio riguarda le Usl, che dovranno comunicare i nomi dei No vax ai rispettivi ordini per i provvedimenti disciplinari del caso».

Una dichiarazione di guerra netta, che trova il sostengo dell’opposizione. Il Pd contesta a Zaia di muoversi in ritardo: «Da inizio emergenza, secondo la Corte dei Conti su dati del ministero della Salute, l’Emilia Romagna ha assunto 2889 infermieri contro i 796 del Veneto, pur avendo una popolazione inferiore. E se anche loro hanno problemi figuriamoci noi, che abbiamo preferito puntare su una scorciatoia, quella dei corsi per “super Oss”, poi bocciata dal Tar», afferma Anna Maria Bigon, vicepresidente della commissione Sanità.

Se la Lega con Villanova fa quadrato, Cristina Guarda dei Verdi Europa ripete che «paghiamo ancora una volta i tagli alla sanità. Il personale non è sufficiente a gestire l’ordinaria amministrazione a prescindere dal numero di medici e infermieri favorevoli o contrari al vaccino anticovid. Le forti carenze organizzative spingono molti a fuggire dalla sanità pubblica. Nessuno stupore per la trasformazione del pugno di ferro di Zaia in pugno di burro».

Dello stesso avviso anche Elena Ostanel (Vcv): «Non ci stupisce la retromarcia di Zaia. Ricordo che solo qualche giorno fa aveva ventilato di aprire le scuole più tardi, per poi smentirsi nel giro di mezza giornata, dopo le proteste. Per questo non è accettabile che, dopo aver annunciato la linea dura contro il personale sanitario no vax, costringendo strutture sanitarie e Rsa ad organizzarsi per far fronte alla sospensione di queste figure, improvvisamente si dica “stavamo scherzando”. Sappiamo bene quanto un sanitario non vaccinato possa essere un rischio per i degenti», conclude.

Più complessa l’analisi di Elisa Venturini di Forza Italia. «Mi sono vaccinata e faccio mie le dichiarazioni di Anthony Fauci: il vaiolo e la poliomelite sono state sradicate con i vaccini e anche il Covid può essere sconfitto da un comportamento sociale responsabile. Più che gli 823 medici preoccupano i 20 mila infermieri e Oss che negli ospedali e case di riposo lavano e curano quotidianamente i degenti e gli anziani. Ci vuole un’opera di persuasione continua per garantire l’immunità di gregge alle strutture sanitarie. Cosa ne penso del dietrofront di Zaia? Ha applicato la prima regola dell’amministratore: capire gli effetti concreti di una legge giusta e sacrosanta mai contestata. Spero che oggi il ministero della Salute dia indicazioni operative alle regioni su come sostituire i No vax con altro personale».

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