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Il fotovoltaico ha messo gli occhi su duecento ettari di terreno agricolo in Veneto: ecco dove

Sono già quasi 800 quelli coperti da pannelli solari ma negli ultimi mesi si sono moltiplicate le domande

PADOVA. Sono quasi ottocento gli ettari di terreno “coltivati” a pannelli fotovoltaici in Veneto, ma presto potrebbero essere mille. Nell’ultimo anno è ripresa la corsa al fotovoltaico a terra e fioccano le richieste per la costruzione di nuovi impianti, supportate anche da allettanti offerte di affitto ai proprietari.

A rivelarlo è l’Ispra, l’Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale, che ogni anno pubblica un voluminoso e sempre allarmante rapporto sul consumo del suolo in Italia. Nell’edizione 2021 il dettagliato studio dedica al Veneto, seconda regione in Italia per cementificazione, un approfondimento proprio alla corsa ai campi fotovoltaici.

Dai dati del monitoraggio del consumo di suolo del 2020 risulta che ben 788 ettari di campagna sono occupati da impianti fotovoltaici a terra. In maggioranza sono concentrati in Polesine, a partire dalla distesa di 142 ettari di pannelli a Canaro, che con gli 80 ettari di San Bellino a Castelguglielmo rappresentano più di un quarto del totale.

Ma è il prossimo futuro a preoccupare. La maggior parte di questi impianti risale a oltre dieci anni fa e dal 2012 non si registravano incrementi significativi. Dall’anno scorso, invece, è stato un fiorire di nuove richieste di installazione, fenomeno che sta alimentando non poche polemiche. Giusto in questi giorni a Bagnoli di Sopra (Padova) l’azienda che vorrebbe realizzare un parco fotovoltaico da 40 ettari si è aggiudicata il terreno dal fallimento dell’ex società Attiva – Cosecon in località Moraro e ora procederà, nonostante la contrarietà del sindaco e delle organizzazioni agricole.

È sempre lo studio dell’Ispra a rivelare che «le richieste di valutazione prevenute all’Arpav per la verifica di assoggettabilità nel corso degli ultimi sei mesi riguardano una superficie di oltre 200 ettari». Se tutti questi progetti andassero in porto il Veneto arriverebbe ad avere mille ettari di suolo coperto dai pannelli.

Troppi secondo gli esperti Ispra, per una regione che ha già pagato un altro tributo all’occupazione di suolo. Troppi anche per gli agricoltori di Coldiretti che, pur essendo favorevoli alle agroenergie, non vogliono cedere altro terreno fertile.

Le grandi aziende che hanno presentato i progetti più recenti hanno precisato che non è loro intenzione penalizzare l’attività agricola: sotto e intorno ai pannelli, staccati dal terreno più di un metro e mezzo, si potrà coltivare foraggio, con metodo biologico e a basso impatto ambientale.

Ma gli agricoltori non ci stanno. «Quello dei pannelli a terra è un business che nulla ha a che fare con l’agricoltura» tuona il presidente di Coldiretti Veneto Daniele Salvagno, che critica «decisioni arbitrarie, come quella recente della Regione, che ha deciso di non sottoporre alla Via, la valutazione d’impatto ambientale, l’impianto di Occhiobello, come se la sottrazione di campi coltivati fosse una prassi». Nei giorni scorsi, invece, proprio la commissione Via ha detto no al progetto del parco fotovoltaico da 62 ettari a Rovigo, sui terreni di Boara Polesine, per la mancata conformità dell’intervento ai parametri ambientali.

«Questo è un primo grande riconoscimento della nostra battaglia» aggiunge Salvagno «avviata ormai mesi fa con il coinvolgimento di 24 mila veneti che hanno firmato la nostra petizione contro il fotovoltaico che consuma terreno agricolo. La legge che auspichiamo venga approvata a breve e che dovrà indicare le aree da salvaguardare dall’invasione dei pannelli, è la risposta più giusta alla difesa non solo delle aree agricole, ma anche della biodiversità e del paesaggio».

«Speriamo in un netto cambio di rotta, intanto emerge evidente il ruolo decisivo che hanno le amministrazioni comunali nella difesa dei loro territori. Anche la Regione nel suo parere all’impianto di Rovigo ha riconosciuto che dal territorio è giunta una chiara contrarietà, della quale ha dovuto tenere conto. Altrettanto significativo il parere della Soprintendenza delle Belle Arti che aveva osservato come “l’impianto altera drasticamente l’assetto fondiario e la corretta percezione del paesaggio agrario”. La provincia di Rovigo segnala poi» conclude Salvagno «che il Polesine ha già superato l’obiettivo nazionale per la produzione di energia da fotovoltaico al 2030».

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