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Le foreste del Veneto sono sempre più estese e ricche di legname, malgrado Vaia

Fernando De March, colori autunnali del sottobosco in Cansiglio

Veneto Agricoltura presenta un’analisi a 360 gradi: dagli ecosistemi al turismo, dall’industria del legno ai rimboschimenti

PADOVA. Un patrimonio verde di oltre 412 mila ettari, per metà concentrato nelle montagne bellunesi, con una significativa avanzata anche in pianura. Sono le foreste del Veneto, sempre più estese e ricche di legname, nonostante le sferzate di Vaia, sempre più meta di appassionati e studiosi, e pure in buona salute. La sfida sarà quella di salvaguardare la biodiversità e allo stesso tempo sfruttare meglio di quanto fatto sinora la legna che ogni anno se ne ricava.

A fornire un dettagliato identikit dei boschi è il “Primo rapporto sullo stato delle foreste e del settore forestale del Veneto” messo a punto da Veneto Agricoltura con un pool formato da 84 esperti che hanno fornito informazioni, elaborato dati, messo a punto schede e raffronti, raccolto le opinioni degli addetti ai lavori.

«E’ molto di più di un freddo rapporto statistico» precisa Nicola dell’Acqua, direttore di Veneto Agricoltura «è prima di tutto un’analisi a 360 gradi del caleidoscopico mondo delle foreste che guarda anche all’insieme delle attività che gravitano intorno ai boschi. Proprio la tempesta Vaia con le sue impressionanti ripercussioni ha risvegliato l’attenzione dell’opinione pubblica sui boschi e il loro destino. Il legno resta il principale prodotto ma sempre piaciuto attrezzati sono anche i tanti servizi ecosistemici che le foreste ci forniscono. Questo lavoro sarà utile anche per fornire elementi utili per le decisioni future a sostegno del settore forestale».

Oltre che una riserva di legno le foreste sono sempre più una meta turistica e oggetto di studio da parte degli esperti, tanto che in Veneto si contano oltre 400 dottori forestali. Sono più di tremila invece le imprese coinvolte nelle attività di trasformazione del legno, un’attività che presenta luci e ombre e non si è ancora lasciata alle spalle le criticità. Emergono anche curiosità, come le oltre quattromila licenze per la raccolta tartufi e la presenza, anche in pianura, di ben 206 alberi monumentali. Altro dato che fa riflettere è la proprietà dei boschi, per il 71 per cento in mano a soggetti privati.

«E’ un aspetto da tenere in debita considerazione» afferma Giustino Mezzalira di Veneto Agricoltura «perché mette in luce la responsabilità enorme della Regione che attraverso il piano di sviluppo rurale finanzia gli interventi sul patrimonio forestale e ne stabilisce l’indirizzo, anche per i privati. I 15.600 ettari di foreste demaniali, pur essendo meno del 4% del totale, sono un grande laboratorio di biodiversità. Va considerato poi che il patrimonio boschivo sta crescendo di circa il 4,3 per cento l’anno e dobbiamo perciò chiederci cosa vogliamo fare del legname a disposizione, oltre 1,3 milioni di metri cubi. Per anni abbiamo risparmiato e accumulato, ora abbiamo un capitale da usare, attraverso una gestione sostenibile dei nostri boschi. Il dato sugli incendi e altri fattori di rischio è incoraggiante, riguarda meno di un centinaio di ettari l’anno, il che significa che il sistema di protezione funziona. Cresce intanto la superficie di foreste certificate, 71 mila ettari, con ricadute di qualità sulle produzioni».

Un aspetto da tenere sotto osservazione è la rinascita dei boschi di pianura, a cui il rapporto dedica un approfondimento. «La diffusione dell’attenzione per la conservazione della natura» aggiunge Mezzalira «hanno visto una nuova ondata di rimboschimenti che partono dal basso, dai cittadini e associazioni, favoriti anche da leggi ad hoc e nuove risorse. Di questo passo entro il 2050 l’1% della pianura veneta sarà nuovamente coperto dai boschi, come lo era al tempo della Serenissima».

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