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Un intero reparto bloccato per tutelare la privacy di Belen. La denuncia dei sindacati a Padova

La foto della piccola Luna Marì postata dalla mamma Belen Rodriguez

Mercoledì Belen Rodriguez e la neonata Luna Marì sono state dimesse e in mattinata sono potute tornare a casa, o meglio nella villa con piscina di Albarella

PADOVA. «Un’organizzazione ad hoc non giustificata in una struttura pubblica come l’ospedale civile». In seguito al parto di Belen Rodriguez, celebre showgirl argentina e neo- mamma della piccola Luna Marì, avvenuto lunedì notte nella Clinica Ostetrica dell’Azienda Ospedale Università di Padova, sono esplose alcune polemiche interne all’ospedale. In particolare ciò che non sarebbe andato giù a parte del personale sanitario sarebbe stata la necessità di riorganizzare interamente il terzo piano dell’area materno infantile per proteggere la privacy di un vip come Belen. A muoversi e chiedere spiegazioni sono prima di tutto i sindacati.

UN REPARTO BLINDATO

«Abbiamo avuto diverse segnalazioni a proposito. Si è dovuta organizzare una vera e propria macchina per tutelare la privacy di una celebrità che ha scelto Padova per partorire – dice Alessandra Stivali della Fp Cgil – Ci risulta che un’ala del terzo piano, dov’era ricoverata Belen, sia stata chiusa e riorganizzata. Quello che noi pensiamo però è che si tratta pur sempre di un ospedale pubblico, dove il personale è stato costretto a spendere energie per riorganizzare un intero piano oltre che per contenere la presenza di paparazzi e via dicendo. Insomma per delle necessità specifiche non giustificabili».

Un fatto che pesa ancora di più sostiene la Cgil (ma anche gli altri sindacati come Cisl e Uil) a fronte di stipendi non adeguati del personale sanitario, che rimangono infatti tra i più bassi del Veneto.

L’OSPEDALE VIP E GLI STIPENDI BASSI

«Visto che siamo diventati un ospedale vip, un polo attrattivo a tutti gli effetti, è arrivato il momento di aumentare gli stipendi dei lavoratori che contribuiscono a creare questa eccellenza. Questa maestranza eccezionale va riconosciuta, non può essere la più sottopagata di tutta Italia», sostiene, con una provocazione, Luigi Spada della Fp Uil.

«Credo che al di là di tutto il fatto che Belen sia venuta a partorire qua sia positivo in quanto porta l’ospedale di Padova sulle cronache nazionali per un servizio di grande qualità. Non dobbiamo però dimenticare che questa grande qualità è legata a stipendi molto bassi», aggiunge Fabio Turato della Fp Cisl.

Tutti concordi dunque nel dire che il parto di una persona famosa, come Belen Rodriguez, sia stato un modo per riconoscere ancora una volta l’eccellenza dell’ospedale di Padova, ma tutti concordi anche nel ribadire la necessità di adeguare gli stipendi: «Questa è una battaglia che come sindacati stiamo portando avanti tutti insieme, perché una realtà d’altissimo livello come quella padovana non venga così penalizzata».

IL RITORNO AD ALBARELLA

Intanto ieri Belen Rodriguez e la neonata Luna Marì sono state dimesse e in mattinata sono potute tornare a casa, o meglio nella villa con piscina di Albarella, in provincia di Rovigo, dove la soubrette ha trascorso le ultime settimane della sua dolce attesa e dove passerà anche questo primo periodo da neo-mamma della piccola.

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