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Elia Viviani, portabandiera alle Olimpiadi di Tokyo: «Tutto iniziò al velodromo Monti»

Il campione veronese ricorda i suoi primi successi padovani: «Facevamo i ritiri ad Abano Terme, la mia strada per le olimpiadi comincia in quel periodo»

PADOVA. Il veronese Elia Viviani, campione di ciclismo e portabandiera dell’Italia ai prossimi Giochi di Tokyo, ha mosso i primi passi al velodromo Monti e a Padova torna volentieri. Lo abbiamo incontrato.

Viviani, dove e' iniziata la marcia verso Tokyo 2020?

«E’ iniziata dal giorno dopo la fine del Giro d'Italia. Da allora ho tirato una bella linea e sono salito in pista».

Manca meno di un mese all'inizio, come ti stai allenando?

«Stiamo facendo un gran lavoro con il team, ormai è un anno che non abbiamo il confronto diretto con i tempi degli altri e siamo stati costretti ad intensificare alcuni allenamenti. Manca poco, siamo alla rifinitura».

Anche perche' sono cambiate un po' le regole rispetto a Rio...

«Si è vero, un giorno solo e non due, quattro prove anziché sei e nessuna contro il tempo. Questo vorrà dire che la tattica sarà ancora più importante, ma sarà molto difficile anche perché è più di un anno che manca la competizione con gli altri ad alti livelli. Bisognerà essere abili nel prendere decisioni in poco tempo».

Chi sono i rivali che temi di più?

«Noi conosciamo il nostro potenziale e sappiamo che possiamo giocarcela con tutti. Per il quartetto dico ovviamente Danimarca, ma anche Inghilterra e Australia sono forti. Stesso discorso per la madison, dove però oltre alla Danimarca ci sono anche Spagna e Francia. Per quanto riguarda la mia gara (omnium, ndr) credo che l'uomo da battere sia il francese Benjamin Thomas, ma bisogna stare attenti anche al danese Hansen, già arrivato a medaglia sia a Londra che a Rio».

Sarai il portabandiera italiano a tokyo insieme a jessica rossi. ci racconti come lo hai saputo?

«Durante il giro d'Italia. Era un giorno in cui era prevista una tappa durissima ed io sapevo che in quelle ore sarebbe arrivata l'eventuale nomina. Ho chiesto al mio manager di avvisarmi qualora la notizia arrivasse mentre ero in gara e così è stato. All'improvviso mi sono sentito leggerissimo nonostante la salita».

Cosa provi ad essere il terzo veneto a fare da “alfiere” dopo Sara Simeoni e Federica Pellegrini?

«Mi sento molto orgoglioso. Ho capito fin da subito l'importanza e la responsabilità del ruolo, soprattutto dopo aver ricevuto la bandiera dal presidente Sergio Mattarella. Da atleta ho vinto molto, ma questo premio, anche se arriva attraverso lo sport, lo sento più come un riconoscimento all'Elia uomo».

Ogni tanto torni a padova? d'altronde e' iniziato tutto qui, no?

«Sono poco in Italia perché corro per un team francese, ma appena posso corro a Verona. Di Padova ho ovviamente ricordi bellissimi, perché quando ho iniziato mi allenavo al velodromo Monti e quindi la mia strada verso gli ori olimpici passa assolutamente da lì e da Abano Terme dove facevamo i ritiri».

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