Fondi straordinari Covid: stanziati 197 milioni per il Veneto. E Zaia incontra Salvini

Roma, intesa sui ristori delle spese extra sostenute: soltanto l’Emilia ottiene di più. Vertice con il Capitano e udienza al Quirinale: «Autonomia obiettivo irrinunciabile»

VENEZIALa ripartizione della torta post Covid premia il Veneto. A fronte del miliardo di euro stanziato dallo Stato a copertura delle spese straordinarie sostenute dai territori nell’emergenza, Luca Zaia si aggiudica quasi duecento milioni (197.493.455), superato allo sprint soltanto dall’Emilia Romagna dell’amico-rivale Stefano Bonaccini (216.519.588). Lontane le altre regioni maggiori: la Lombardia si ferma a 135, il Piemonte a 85; 48 milioncini al Lazio di Nicola Zingaretti mentre il campano De Luca (instancabile nel denunciare i soprusi nordisti verso il Mezzogiorno) sfiora i 40.

La sfida per riaprire le discoteche

Così hanno deciso gli stessi governatori, convenuti nella Capitale per il ricevimento al Quirinale in occasione dei 40 anni della Conferenza Regioni e Province autonome. «È un accordo di salvaguardia dei nostri bilanci e riconosce, per una quota ancora parziale, lo sforzo profuso dai sistemi sanitari territoriali nel reagire alla pandemia con tutti i mezzi a disposizione, sostenendo ingenti oneri nell’acquisto di dispositivi di protezione, macchinari e altre forniture necessarie a combattere l’infezione», il commento del presidente Massimiliano Fedriga, lesto peraltro a definire l’intesa «un primo passo».

L’allusione è all’entità reale degli esborsi sostenuti e al riguardo, Zaia ha stimato in ben 700 milioni la spesa extra, abbinata all’assunzione di 5.068 tra medici, infermieri e oss, con un incremento dell’organico pari al 10%. Non solo quattrini. Nel corso dell’incontro, i governatori hanno discusso tempi e modalità della ripartenza, circostanza che ha consentito al veneto di perorare la riapertura «immediata» delle discoteche, definite «regolate e più sicure per i giovani» a fronte della movida selvaggia in spiagge e piazze.

In visita al segretario della Lega

Tant’è. La sortita romana ha consentito a Zaia anche una visita di cortesia (chiamiamola così) a Matteo Salvini. Mezz’ora di colloquio nell’ufficio del segretario al Senato, dedicato - informa una nota laconica - alle questioni più importanti per la regione più leghista d’Italia: autonomia, infrastrutture, lavoro, Olimpiadi, fondi europei».

E il partito in calo nei sondaggi? «Cresce nella società civile e in Veneto ha accolto dieci nuovi sindaci nelle ultime settimane». Sullo sfondo, ma neanche tanto, l’insofferenza salviniana verso l’ampia e crescente popolarità dell’interlocutore, che invano esclude ogni velleità di scalata romana, esclude l’eventualità di candidarsi alla leadership leghista e ribadisce fino allo stremo la volontà di restare a Venezia fino alla conclusione naturale (nel 2025) del mandato.

Il saluto non formale di Mattarella

L’udienza al Colle, si diceva. Oltre alla delegazione regionale vi ha preso parte il ministro Mariastella Gelmini e, dopo l’intervento di Fedriga, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha rivolto agli ospiti un indirizzo di saluto non formale ma ispirato ai valori del «pluralismo istituzionale e delle autonomie territoriali che riflettono la preziosa articolazione del Paese».

«L’incontro? Bene, assolutamente bene, sono stati toccati anche i temi della Costituzione e dell’autonomia differenziata prevista dall’articolo 116, il Veneto andrà avanti sulla strada del federalismo, nel rispetto della volontà democratica dei cittadini», il commento di Luca Zaia ai cronisti.

A catturare la curiosità dei media è la sua crociata in favore delle discoteche... «Sia chiaro, nessuno abbassa la guardia, il virus è in ritirata ma non è svanito, tanto che nel nuovo piano di sanità pubblica prevediamo almeno 30 mila tamponi giornalieri di screening puro. Detto ciò, il Veneto, con 72 milioni di presenze, è la prima regione turistica d’Italia e l’intrattenimento, anche notturno, è parte integrante dell’offerta di accoglienza».

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