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Scienza, pigolii e offerte record: la conferenza stampa di Zaia, un talk show lungo 283 puntate

Volti e storie al punto stampa: la tensione iniziale, i picchi di audience, la parodia di Crozza

VENEZIA. Gli scienziati e i pulcini, i manager della salute e i disegni dei bimbi, i disperati in delegazione e le donazioni record. Un po’ radio Londra, un po’ sagra di paese, il briefing quotidiano di Luca Zaia ha scandito la lunga stagione del Covid calamitando in tivù e sul web una moltitudine di veneti. Angosciati in principio, poi partecipi e curiosi, assuefatti infine al talk show casereccio delle 12.30.

I GIORNI DRAMMATICI DI MARZO 2020

Che ieri ha conosciuto l’epilogo (provvisorio) di un ciclo seriale iniziato sedici mesi fa, nella convulsa fase d’avvio della pandemia. La morte di Adriano Trevisan e la zona rossa a Vo’, l’ondata di contagi e decessi, il terrore suscitato da un nemico senza volto che si credeva remoto: febbraio 2020 volge al termine quando il governatore istituisce l’unità di crisi alla Protezione civile di Marghera, convertendo a sala stampa il tetro salone al pianterreno.

Carabinieri all’ingresso, controllo ossessivo della temperatura, distanziamenti rigidi, guanti e mascherine: spesso le protezioni sono introvabili e a rifornire i cronisti provvede - con parsimonia - l’efficiente capo della comunicazione, Carlo Parmeggiani. Dentro, un drappello di emittenti locali e un unico giornale, il nostro; le altre testate, evacuate le redazioni, interagiscono via WhatsApp. Giorni di passione e di paura, al fianco di Zaia compaiono i due assessori di riferimento, la serafica Manuela Lanzarin (Sanità) e l’elettrico Gianpaolo Bottacin (Protezione civile).

L’INTERPRETE DEI SEGNI DIVENTA BENIAMINA

Il copione? Report epidemiologico - infezioni, ricoveri, decessi - e, bollettino beneaugurante delle nascite: numeri sventolati su fogli A4, corredati dalle comunicazioni istituzionali e dal botta e risposta con i media, tradotto nella lingua dei segni da un’interprete, Chiara Sipione, eletta a beniamina. Alta tensione da lockdown, strade deserte, scuole e negozi chiusi, case sprangate, dalle ringhiere canti di speranza e tricolori. Zaia - teso, insonne, onnipresente - ordina di acquistare all’estero ogni materiale salvavita disponibile, chiama il Veneto alla resistenza e apre un fondo di solidarietà: raccoglierà la bellezza di 58 milioni. L’audience intanto balza a picchi clamorosi, con repliche pomeridiane e notturne.

LA DIRETTA SPOPOLA, RACCOLTI 58 MILIONI

Ordinanze che ritoccano i decreti del governo, informazioni sulle prestazioni sanitarie, algoritmo previsionale e ricerca applicata, risposte pratiche ai mille quesiti di ascoltatori e lettori. Nel salone, tra una selva di microfoni, sfilano figure destinate alle prime pagine: il capo del dipartimento Prevenzione Francesca Russo e il microbiologo Andrea Crisanti (sì, proprio lui, reduce dai tamponi di massa a Vo’), i vertici universitari di Padova e Verona, il coordinatore delle Microbiologie e ideatore del test fai-da-te Roberto Rigoli, l’infettivologa Evelina Tacconelli e il veterano dei virologi Giorgio Palù (oggi presidente di Aifa), e poi Antonia Ricci che dirige l’Istituto Zooprofilattico e il capo del Suem-118 Paolo Rosi. Non solo scienza: i bambini inviano migliaia di disegni, Zaia li esibisce alle telecamere; un ragazzino gli spedisce alcuni ovetti fecondati e la nascita dei pulcini in incubatrice avviene in diretta, così come l’asta benefica di un uovo pasquale gigante: ad aggiudicarselo per 30 mila euro è un imprenditore mestrino di origine macedone.

LA SECONDA ONDATA FLAGELLA IL VENETO

Ma, ciò che più conta, il modello veneto - testing, tracciamento dei contagi, ricorso alle cure semintensive, incremento delle rianimazioni - regge l’onda d’urto e raccoglie il plauso generale, calamitando a Marghera troupe e inviati da più continenti. Sebbene la Lega sia all’opposizione del governo giallorosso, Zaia si guarda bene dal polemizzare con il premier Conte e il ministro Speranza: la sua popolarità è alle stelle e, trascorsa un’estate tranquilla, culmina in un fragoroso 77% di consensi alle regionali di settembre. Ma l’autunno-inverno riserva una sorpresa avvelenata: la seconda ondata, forse alimentata dalle varianti al Covid, fa strage e riempie gli ospedali.

Il Veneto primo della classe diventa cenerentola, dall’opposizione - a lungo silente e tramortita - si levano pesanti attacchi, accompagnati da denunce. Nervi tesi anche al microfono: gli scambi di battute tra il governatore e il cronista dividono i social.

CONSENSI AL 77%, L’OPPOSIZIONE ESASPERATA

Poi, è cronaca di gennaio, l’infezione batte in ritirata, il clima si rasserena e il siparietto giornaliero - talvolta stiracchiato - diventa fonte d’ispirazione per Maurizio Crozza, lesto a parodiare gli incerti condizionali e le citazioni zoppicanti del Luca pigliatutto, che si getta a capofitto nella campagna vaccinale, affidando - invano - al neo direttore della sanità Luciano Flor il mandato di rastrellare nuove dosi sul mercato internazionale. Chi non la prende bene è la sinistra, che grida allo strapotere mediatico e manifesta davanti all’unità di crisi, invocando la cessazione dei punti stampa, giunti - con l’appuntamento di ieri - alla puntata numero 283 (sic). «Il dialogo diretto con i veneti ha garantito un’informazione aggiornata alla comunità nonché un presidio contro le fake news», la replica indispettita prima dei saluti. Addio o au revoir? Ah, saperlo.

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