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Alex Zanardi lotta, trasferito a Vicenza. Il figlio: «Non perdiamo le speranze»

Lascia Padova e continua la riabilitazione all’ospedale berico. «Adesso sta seduto anche in poltrona»

PADOVA. Un anno senza Alex, un anno intero provando a immaginarlo in questa lotta per la vita che sta combattendo su un letto d’ospedale, in una posizione per lui innaturale. Niente avversari, niente muscoli tesi, nemmeno una goccia di sudore, quello che lo faceva sorridere ed era il sorriso di tutti. Alex Zanardi dorme ormai da un anno, da quando in sella alla sua handbike è finito contro un camion sulla provinciale tra Pienza e San Quirico nel Senese.

Era il 19 giugno dell’anno scorso. Dopo dodici mesi, cinque ospedali e oltre una decina di interventi, la fiammella della vita è ancora forte. Ora Alex è ricoverato all’ospedale di Vicenza, Unità Gravi Cerebrolesioni. «Adesso è fuori dal letto, l’hanno messo in poltrona», racconta Franco Chioffi, direttore della Neurochirurgia di Padova, che l’ha avuto in cura sei mesi.

Mettere in poltrona un paziente di questo tipo significa che le sessioni di riabilitazione vengono affrontate non più soltanto da posizione supina. In questa sfida lunga e fatta di piccolissimi progressi, è una grande conquista. Accanto a lui ci sono sempre la moglie Daniela Manni e il figlio Niccolò. Superata la paura, c’erano tante aspettative ma il percorso è lungo, richiede tempo, pazienza. «Come sta? Non lo sappiamo. È sempre lì. Nessuna novità, niente di niente. Siamo anche un po’ stressati per questo, non ci sono grandi cambiamenti. Noi non perdiamo le speranze, la fibra è buona», dice il giovane, un anno dopo la mano nella mano pubblicata su Instagram e quel “io questa mano non la lascio”.

Non l’ha lasciata mai neanche la moglie, sempre al suo fianco sia al San Raffaele di Milano, che nella Neurochirurgia di Padova. Lì Alex è stato operato quattro volte, per due problemi di tipo cerebrale. «Con il collega Piero Nicolai di Otorinolaringoiatria li abbiamo risolti. Era importante farlo perché ostacolavano la piena ripresa», spiega il professor Chioffi.

Nel reparto padovano hanno vissuto anche la prima fase della riabilitazione, affrontata con strumenti medici ma non solo. Tutti ricordano ancora le note delle canzoni di Venditti che uscivano dalla sua camera, quando la moglie Daniela veniva a trovarlo. Erano le loro canzoni, lei gliele faceva ascoltare per cercare di innescare una reazione. Alex osserva, a volte accenna persino un sorriso. È vigile ma l’interazione è ridotta al minimo. Per questo i familiari provavano a stimolarlo con la musica, con le canzoni che lui e Daniela hanno ascoltato per una vita insieme. Non solo speranze e preghiere per la famiglia Zanardi.

C’è un’inchiesta che corre e il primo step giudiziario non è stato favorevole. La Procura di Siena ha chiesto infatti l’archiviazione per l’incidente del 19 giugno scorso, non ravvisando “alcun nesso causale tra la condotta del conducente del tir e la determinazione del sinistro stradale”. Il professor Dario Vangi, ingegnere meccanico e consulente della Procura, ha stabilito che lo sconfinamento della mezzeria da parte del camion è stato minimo. Nelle sue conclusioni l’ingegnere ha confermato che il “sinistro si era verificato non a causa dell’invasione di corsia ma per la presenza del veicolo”, una sfumatura che alleggerisce di molto la posizione del camionista.

Una battaglia anche giudiziaria, quindi. Con il suo avvocato padovano Carlo Covi che non intende mollare: «Noi crediamo nella giustizia e per questo andremo avanti per la nostra strada. Il messaggio di Alex è sempre lo stesso da anni e rappresenta il raggio di sole che ha illuminato la sua vita e donato tanta speranza a chi l’aveva persa: mai arrendersi. Qualunque cosa accada, la vita continua». Sempre avanti, nonostante tutto. Questo ha fatto questo l’ex campione di Formula 1, rimettendosi in gioco anche quando sembrava tutto perduto.

Il 23 ottobre prossimo compirà 55 anni. Dopo tanti successi, dopo le cadute, dopo le sfide impossibili, Alex sta affrontando ora il momento più duro.

Era abituato a faticare, a correre, a far impennare le pulsazioni del suo cuore grande. Ma da quel 19 giugno tutto è cambiato. Adesso anche restare seduto su una poltrona è come vincere una medaglia d’oro.

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