Nuovi passi nella cura delle leucemie infantili, scoperto a Padova il ruolo dei microRNA

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Blood, edita dall'American Society of Hematology, e rivela nuovi fattori alla base dell'aggressività della leucemia linfoblastica acuta a precursori di cellule B dei bambini.

PADOVA. Sarebbero dei microRNA i responsabili della crescita delle cellule tumorali maligne nel caso della leucemia acuta.

A fare la scoperta, dopo cinque anni di studi, è stato un gruppo internazionale di ricercatori dell'Università tedesca di Ulm e dell'Università di Padova, che hanno condotto esperimenti funzionali dimostrando come questi microRNA regolino la crescita delle cellule maligne.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Blood, edita dall'American Society of Hematology, e rivela nuovi fattori alla base dell'aggressività della leucemia linfoblastica acuta a precursori di cellule B dei bambini. La ricerca, guidata dalle professoresse Stefania Bortoluzzi e Geertruij te Kronnie, è stata in parte sostenuta dalla Fondazione Umberto Veronesi ed è strettamente collegata a un progetto successivo sostenuto da Fondazione Airc per la ricerca sul cancro. 

LA RICERCA

«Abbiamo dimostrato che un aumento dell’espressione di miR-497/195 è in grado di contrastare l’attività di CDK4, un gene chiave per il controllo del ciclo cellulare e quindi di ostacolare la proliferazione delle cellule tumorali nei pazienti.

Nei soggetti sani CDK4 è controllato dai geni CDKN2A e CDKN2B, che sono frequentemente compromessi in questa leucemia. Abbiamo scoperto che la concomitante perdita di CDKN2A/B e microRNA-497/195 lascia “briglie sciolte” alla crescita delle cellule tumorali, rappresentando un rilevante fattore prognostico negativo, e soprattutto un potenziale nuovo bersaglio per la terapia – spiega la Professoressa Stefania Bortoluzzi del Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università di Padova –.

La ricerca è partita dall’osservazione che le cellule leucemiche erano in grado di attecchire e crescere nel modello murino in modo tanto più efficace quanto il paziente presentava alta probabilità di precoce ricaduta dopo la terapia.

Ci siamo chiesti quali caratteristiche molecolari fossero alla base dell’aggressività della malattia e abbiamo iniziato a studiare l’espressione dei microRNA in una prima coorte di casi.

Mediante analisi di sequenziamento massivo abbiamo identificato una ridotta espressione dei microRNA-497/195 nei casi con breve sopravvivenza, che per fortuna sono attualmente una minoranza, su cui tuttavia la ricerca si sta concentrando moltissimo. Quest’osservazione – conclude Stefania Bortoluzzi – è stata confermata in campioni ottenuti da due gruppi indipendenti, di 70 e 52 pazienti, raccolti dai consorzi internazionali che studiano le leucemie».

«Una lunga serie di esperimenti funzionali in vitro e in vivo ha dimostrato che questi microRNA regolano la crescita delle cellule maligne, indicando processi cellulari che possono essere bersaglio di trattamenti farmaceutici» racconta la dottoressa Elena Boldrin, che ha svolto la maggior parte delle ricerche durante il suo percorso di dottorato svolto in co-tutela tra il PhD in Molecular Medicine di Ulm, sotto la supervisione del Prof. Lueder Meyer, e il Dottorato in Bioscienze di Padova, con la Prof.ssa Bortoluzzi.

«Con analisi integrate dei profili d’espressione di microRNA e geni abbiamo ricostruito le reti regolative in azione nella malattia», spiega il dottor Enrico Gaffo, bioinformatico del Dipartimento di medicina Molecolare specializzato in studi trascrittomici e su RNA non codificanti

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