Contenuto riservato agli abbonati

Covid, sono 28 la varianti isolate in Veneto: l’indiana mette sempre più timore

L’indagine di laboratorio dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie

Il rapporto dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie aggiorna il mappamondo del virus. A Padova e Belluno è arrivata pure la camerunense

VENEZIAIl Veneto conosce i primi casi di variante camerunese, egiziana e argentina (che non si chiama propriamente così, ma proprio nel Paese sudamericano si presenta nel 95% dei casi). Non solo le mutazioni inglese, indiana - di cui si attende e si teme un incremento dei casi - brasiliana, nigeriana e sudafricana, si aggiorna il “mappamondo” dei virus dai diversi ceppi penetrati nella nostra regione.

E sale dunque a 28 il numero dei differenti “lineage” individuati da gennaio in Veneto, nove soltanto a maggio. Per cominciare, ci sono i tre casi di variante B.1.620 del Camerun individuati a maggio tra le province di Padova e Belluno. «Questa variante», spiegano all’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, che ha isolato i campioni «si caratterizza per un elevato numero di mutazioni nella proteina Spike. Mutazioni che potrebbero contribuire a rendere il virus meno suscettibile alla risposta anticorpale».

Ed è lo stesso timore che investe la mutazione C. 36 egiziana (probabilmente più contagiosa del “ceppo zero”), di cui finora sono stati individuati sei casi: cinque ad aprile tra le province di Padova e Treviso, uno a maggio in quella di Verona. Infine, è stato individuato nell’Ulss 3 veneziana il primo contagio con virus di variante B.1. 499, il 95% dei cui casi è stato individuato in Argentina.

Non si tratta tuttavia di un ceppo di interesse, non presentando mutazioni tali da destare preoccupazione.

Una preoccupazione che si declina su tre diversi profili: trasmissibilità, risposta anticorpale e letalità. Ormai, nel virus che circola in Veneto, le varianti sono la “regola”, essendo praticamente scomparso il ceppo di Wuhan. Secondo l’ultima indagine effettuata dall’istituto Zooprofilattico, con coordinamento nazionale, quello di mutazione inglese rappresenta il 94,2% del virus che circola in Veneto, e meno del 2% è di ceppo brasiliano o indiano. Ma è soprattutto quest’ultima mutazione a preoccupare. Finora, nella nostra regione sono stati individuati 33 casi: i primi due nel Vicentino, ad aprile, e gli altri tra le province di Venezia, Padova, Treviso, Verona e Vicenza.

Molti sono stati scovati su persone di rientro dall’India o su loro familiari, ma adesso il contagio potrebbe essersi esteso e, per questo, è necessario elevare la soglia di attenzione. «Si ritiene possibile una crescente diffusione di questa variante in Veneto» è il commento raccolto all’istituto di Legnaro.

«I due casi identificati nel corso della sorveglianza dell’Istituto superiore di sanità del 18 maggio non riportano nessun viaggio o contatto con persone di rientro dall’estero». Sempre secondo lo Zooprofilattico, inoltre, in base ai dati preliminari raccolti, la variante indiana sembra essere caratterizzata da una maggiore trasmissibilità persino rispetto alla contagiosissima mutazione inglese.

E la risposta anticorpale con i vaccini? A due settimane dal richiamo di Pfizer, la copertura dalla sintomatologia è dell’88% in caso di variante indiana, del 93% per l’inglese; rispettivamente del 60% e del 66% dopo la doppia dose di AstraZeneca. Insomma, la variante indiana inizia a fare paura. 

Video del giorno

Dopo le tartarughine, ecco i delfini: lo spettacolo a Jesolo

Barbabietola con citronette alla senape e sesamo

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi