Imprenditore veneto detenuto in Sudan. Il giallo del mediatore annegato e l’appello dei familiari

“Detenuto senza sapere il perché da 54 giorni in uno stanzone con decine di altre persone in un caldo asfissiante”

VENEZIA. Detenuto in condizioni inumane e ora si aggiunge il giallo del mediatore annegato. "Mio fratello è detenuto da oltre 50 giorni contro ogni dignità umana, contro ogni diritto di una civiltà. E' uno strazio, per tutta la nostra famiglia, per sua moglie, per i bambini". Queste le parole con cui Alvise Zennaro, fratello di Marco, 46enne imprenditore detenuto in Sudan, commenta il provvedimento che vede imputato il congiunto per una presunta truffa. Alvise precisa di non aver a che fare con la ditta del fratello, la Forniture elettriche Srl, ma è ovviamente molto preoccupato per le sorti di Marco.

Zennaro  ringrazia l'ambasciatore italiano a Khartum Gianluca Vassallo per quanto sta facendo: "Lo sforzo dell'ambasciatore, Gianluigi Vassallo, è stato grande, sin da subito - aggiunge - i contatti sono stati costanti. Ha fatto e sta facendo l'impossibile per cercare di porre fine a tutto questo".

"L'accusa è mossa fatta da una controparte con cui Marco non ha mai avuto a che fare - spiegano i familiari - L'unica persona con cui ha avuto rapporti Ayman Gallabi,(un mediatore dell'affare) e il ritrovamento di questa persona morta annegata ci fa temere per l’incolumità di Marco, che è a rischio, l'appello è che la vicenda diventi di interesse ministeriale e che tutti si attivino per riportarlo a casa".

Zennaro spiega che i timori sono legati anche al fatto che la dinamica degli eventi è stata del tutto inaspettata: "È una vicenda che nessuno avrebbe mai immaginato - rileva -. Chi si sarebbe aspettato che ci si sarebbe potuti trovare in un guaio simile partendo da un business commerciale? Siamo finiti in una cosa più grande di noi, per la quale chiediamo aiuto".

"A Khrtum ci sono 46 gradi, i detenuti sono per terra - conclude l'uomo - una trentina di persone in una stanza, con un bagno unico. Le condizioni igienico-sanitarie sono fuori da ogni norma. Stiamo vivendo un'ingiustizia, con un giudice che rinvia, senza senso, una firma, da 54 giorni".

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