Per il libro di Palamara stampato a Padova scattano le denunce di altri tre magistrati

Indagato per diffamazione, dovrà rispondere nei prossimi giorni alle domande del pubblico ministero Marco Peraro che coordina le inchieste sul libro scritto dopo la radiazione

PADOVA. Il libro di Luca Palamara e Alessandro Sallusti “Il Sistema”, edito da Rizzoli e stampato da Grafica Veneta di Trebaseleghe, provoca nuove inchieste che ora salgono a tre. Palamara ha scritto il libro per raccontare la sua verità dopo la sua radiazione dall’ordine giudiziario: era infatti presidente dell’Associazione nazionale Magistrati e membro togato del Csm, radiato nell’ottobre del 2020 in seguito a un’inchiesta sul suo ruolo di “mediatore” tra le correnti della magistratura.

Per competenza territoriale, data la stampa del libro a Trebaseleghe, è la Procura di Padova che raccoglie le denunce di chi si sente diffamato dal contenuto del libro. A marzo era stato aperto un primo fascicolo dopo la segnalazione del procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo. Ma era solo l’inizio di quella che potrebbe diventare una vera e propria pioggia di querele.

In questi giorni, infatti, si sono aggiunti altri magistrati, come Antonio e Ferdinando Esposito, padre e figlio, il primo presidente del collegio della Corte di Cassazione che condannò Silvio Berlusconi per la frode fiscale sui diritti Mediaset, e poi il giudice Piergiorgio Morosini, giudice per le indagini preliminari del processo Stato-Mafia a Palermo.

I primi due contestano la ricostruzione fatta da Palamara che ricostruisce con numerosi particolari due procedimenti disciplinari interni al Csm, uno contro Antonio Esposito, assolto dall’inchiesta interna per aver anticipato a un giornalista le motivazioni della condanna di Berlusconi, l’altra al figlio Ferdinando, sottoposto a sua volta a procedimento per una serie di illeciti penali che gli venivano contestati dalla Procura di Milano, tra cui alcune frequentazioni con l’ambiente di Arcore, in particolare con Nicole Minetti.

Palamara, che si ritrova indagato per diffamazione, dovrà rispondere nei prossimi giorni alle domande del pubblico ministero padovano Marco Peraro che coordina le inchieste. 

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