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Veneto, la ripresa del lavoro: 18 mila assunzioni da gennaio 2021

Veneto Lavoro conferma il buon andamento dopo il Covid. Solo il Bellunese sconta pesantemente la paralisi del lavoro stagionale

VENEZIA. Saldo positivo per le assunzioni in tutte le province del Veneto da gennaio-aprile 2021, unica eccezione Belluno. Le posizioni di lavoro dipendente nel settore privato (tempo indeterminato, determinato e apprendistato) segnano un calo di 494 unità nel solo Bellunese, per gli effetti della stagionalità. Veneto Lavoro ha diffuso i dati dell’Osservatorio Mercato del Lavoro, che indicano nel mese di aprile 2021 un saldo occupazionale positivo per 5.900 contratti dipendenti, nettamente migliore rispetto ad aprile 2020 (-10.065).

Il saldo tra assunzioni e cessazioni nei primi quattro mesi 2021 è pari a +18.000 unità, un valore lontano dalle +44.000 fatto registrare nell’analogo periodo del 2019, ma in netto miglioramento rispetto al saldo negativo del 2020 (-9.400). Per questa ricerca Veneto Lavoro sceglie di mettere a confronto i dati del 2019 con quelli del 2021 per ricavare un’indicazione più attendibile del percorso di ritorno verso la normalità (i dati del mercato del lavoro durante la pandemia 2020 riportebbero un’immagine falsata).

Il bilancio del primo quadrimestre per le tre tipologie contrattuali considerate è stato positivo per il tempo determinato (+17.500 posizioni), mentre permane il segno negativo per l’apprendistato (-1.100). Sui contratti a termine, sia stagionali che non, si è scaricato il peso delle diverse fasi di chiusura, con una caduta profondissima nei mesi di maggio e giugno seguita da un parziale recupero, arrestatosi però a novembre, con una flessione delle assunzioni che si è fermata a marzo di quest’anno.

Sul versante delle cessazioni dei contratti di lavoro, nei primi quattro mesi del 2021 si sono ridotte del -28% rispetto al corrispondente periodo di due anni prima e del 19% rispetto al 2020. Sono in netta flessione i licenziamenti economici, collettivi e individuali (rispettivamente -76% e -61% sul 2019), mentre crescono i disciplinari (+7%, anche se pesano solo per il 3% sul totale) e i pensionamenti (+53% e pesano il 2%). Le cause maggiori di cessazioni sono sempre le dimissioni e la fine dei contratti a termine.

«Prosegue in Veneto il lieve recupero dei posti di lavoro dopo le fasi più acute della crisi dettata dagli effetti dell’emergenza sanitaria da Covid-19 » commenta l’assessore al Lavoro, Elena Donazzan. «Si tratta di un bilancio nettamente migliore rispetto a quello registrato un anno fa, quando tra marzo e aprile erano andati persi oltre 15.000 posti di lavoro, ma ancora lontano dai livelli pre-crisi del 2019. Nell’analisi dei dati resta tuttavia da considerare l’impatto delle misure di tutela dell’occupazione con lo stop ai licenziamenti decisa ai governi Conte e Draghi che ancora contribuiscono a restituire un’immagine deformata del mercato del lavoro».

Turismo e commercio restano i settori più colpiti e registrano un calo delle assunzioni rispettivamente del 78% e del 39% rispetto al 2019. Male anche editoria e cultura (-79%), servizi di vigilanza (-33%) e industria conciaria (-32%). In aprile, tuttavia, i settori manifatturieri e le costruzioni hanno fatto registrare segnali incoraggianti. Sul fronte dei saldi occupazionali, bilanci negativi si registrano nell’industria tessile, nella concia, nei servizi turistici e nei servizi di vigilanza. Alcuni comparti, quali macchine elettriche, chimica-plastica, servizi informatici e attività professionali, mostrano risultati migliori rispetto al 2019. Ancora in calo la disoccupazione, per effetto del minor dinamismo sul mercato del lavoro e dell’aumento degli scoraggiati.

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