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Riapre dopo il lungo restauro il Ponte Vecchio, ora Bassano attende il presidente Mattarella

Elisa Pavan, il sindaco: «Abbiamo invitato il capo dello Stato il 3 ottobre, per ricordare De Gasperi». Sette lunghi e tormentati anni di lavoro

BASSANO. Via le transenne dal Ponte degli Alpini, ma senza cerimonie, cori e canti riscaldati dalla tagliatella e dalla grappa. Dopo 7 anni di lavori, come le vacche grasse e le carestie bibliche, si alza il sipario e si aspetta il presidente Mattarella. O il premier Draghi. Magari in compagnia del ministro Franceschini, che ha contribuito al restauro con i fondi Mibact.

A Bassano ricordano con orgoglio Francesca Michielin e sono convinti che alla cerimonia lei canterà anche senza Fedez ma per il taglio del nastro hanno prenotato il capo dello Stato. Sì, proprio Sergio Mattarella. La lettera d’invito è protocollata al Quirinale e la cerimonia è fissata il 3 ottobre, una data scolpita negli almanacchi locali. L’unica incognita è la “peste” del Covid.

«Ma sì, speriamo che tra cinque mesi la pandemia sia solo un brutto ricordo e non ci siano più ostacoli per le manifestazioni di piazza: ci auguriamo proprio che il presidente della Repubblica sia dei nostri, come avvenne il 3 ottobre 1948 quando fu Alcide De Gasperi a inaugurare il ponte ricostruito dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale», dice la sindaca Elena Pavan. Sono le 11,30 di giovedì, nelle piazze c’è il mercato e per quel monumento unico al mondo con 5 campate di legno progettato nel 1569 da Andrea Palladio è iniziato il conto alla rovescia.

«Oggi alle 17 verranno eliminate le transenne e si tornerà al libero passeggio. Ci si potrà fermare per le foto, spero che tornino anche gli sposi tra qualche settimana a immortalare il loro matrimonio... Dopo 7 anni di lavoro e quasi 8 milioni investiti si alza il sipario», annuncia con orgoglio la sindaca.

Finalmente. Dopo le battaglia in tribunale, i progetti fatti e rifatti per sondare il greto del Brenta si riconsegna alla città un monumento che non sempre ha retto alle piene e ai disastri delle guerre mondiali. Nel 1945 fu distrutto dalle bombe degli alleati e dai partigiani guidati da Primo Visentin, un insegnante di Loria, battezzato “Masaccio”.

iI sindaco di Bassano, Elisa Pavan

Durissima la rappresaglia tedesca con tre prigionieri trucidarti dai nazisti, ma la memoria corre all’eccidio del 26 settembre 1944: 31 giovani impiccati agli alberi del corso centrale di Bassano, trucidati su ordine di Karl Franz Tausch, che non ha mai pagato. Il 25 aprile di ogni anno quella strage viene rievocata ma il Ponte Vecchio è il simbolo delle Penne Nere che l’hanno ricostruito tra il 1945 e il ’48. Altri tempi. Il presidente Mattarella vorrà rievocare una pagina di storia 73 anni dopo De Gasperi?

«Noi siamo pronti ad accoglierlo a braccia aperte, la cerimonia può avere un grande valore simbolico non solo per Bassano, ma per l’Italia che sta combattendo la sua guerra contro il Covid».

Con la sindaca Pavan c’è Andrea Zonta, ingegnere, assessore ai Lavori pubblici, che rinnova l’appello a Mattarella e anche al ministro Franceschini. «Il Mibac ha garantito 2 milioni di euro, la regione 1,7 e un milione la fondazione Cariverona. Il comune di Bassano ha aggiunto gli altri 2,3 milioni». Perché se ne sono andati sette anni?

«Ci sono state lungaggini legate ai ricorsi tra le aziende ma non va dimenticato che si lavora su un fiume e bisogna fare i conti con le piene. Il restauro conservativo è perfetto e come sempre gli alpini hanno dato il loro contributo con i fondi per il restauro delle lanterne e l’illuminazione. Il Covid ci ha costretto a rinviare i 100 anni della sezione Ana Monte Grappa. Questo è uno dei simboli d’Italia sotto il profilo architettonico: non esiste un ponte coperto di legno così maestoso come quello progettato da Palladio a Bassano. Ecco perché abbiamo invitato Mattarella e Franceschini».

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