Contenuto riservato agli abbonati

In Veneto i diabetici curati a distanza grazie alla telemedicina. «Ma il futuro sono le staminali»

Il professor Angelo Avogaro

Il professor Avogaro, primario di Malattie del Metabolismo racconta come la tecnologia aiuterà i pazienti ed è stata fondamentale durante il Covid

PADOVA. Grazie a telemedicina e teleassistenza l’attività diabetologica non si è fermata durante il Covid. L’Uoc Malattie del Metabolismo dell’Azienda Ospedale Università di Padova, diretta dal professor Angelo Avogaro e riconosciuta come una delle migliori d’Italia, non ha mai smesso di seguire i propri pazienti. L’attuale tecnologia ha infatti consentito il monitoraggio da remoto degli andamenti dei valori glicemici e di altri parametri, rilevati direttamente dal paziente nel proprio domicilio, consentendo di garantire la continuità assistenziale ed evitando nel contempo visite di persona negli ambulatori. Solo in Veneto ci sono 275 mila cittadini che soffrono di diabete con una prevalenza del 5,6% sui circa 5 milioni di abitanti e di questi 8 mila afferiscono al servizio di Diabetologia dell’Azienda.

«Come tutte le malattie croniche il paziente diabetico deve essere seguito costantemente e in maniera corretta per far sì che il suo compenso glicemico sia sempre controllato ed evitare quindi le complicanze della malattia», ha spiegato il professor Avogaro. Il Covid ha rappresentato una sfida eccezionale per la diabetologia: «Il paziente diabetico non sembra essere maggiormente suscettibile all’infezione se in buon compenso glicemico ma, una volta contratta l’infezione, presenta un decorso della malattia più grave».

Per questo motivo la necessità è quella di un rapporto ancora più stretto con il diabetologo. «L’obiettivo è mantenere le glicemie più controllate possibile. È noto, infatti, che la perdita del compenso glicemico rende il diabetico più suscettibile alle infezioni». Teleassitenza e telemedicina sono servite proprio a impedire la rottura del dialogo tra paziente e specialista.

Ma non solo, in un periodo difficile come quello della pandemia, il centro padovano è rimasto il riferimento nazionale per la sperimentazione del cosiddetto “pancreas artificiale o di “ansa chiusa”, ovvero il microinfusore che infonde l’insulina sia in coincidenza dei pasti sia nei periodi di digiuno nell’arco delle 24 ore. La quantità di insulina da erogare viene stabilita da un microcomputer in base ai valori di glicemia ricevuti da un sensore posizionato nel sottocute e collegato “wireless” all’infusore.

«Microinfusore e sensore costituiscono un sistema integrato che permette di regolare in maniera automatica la glicemia senza l’intervento del paziente», spiega il professor Avogaro. «Sempre nel campo della tecnologia i pazienti che necessitano di più somministrazioni al giorno di insulina hanno a disposizione sistemi di monitoraggio flash della glicemia, composti da un sensore che permette di leggere la glicemia on demand, quando il paziente lo scansiona con un apposito rilevatore o con il suo smartphone».

Sistemi di monitoraggio della glicemia che riducono le complicanze acute del diabete e permettono un miglioramento della qualità della vita perché il paziente non deve più pungersi il dito per rilevare la glicemia. Passi da gigante sono stati compiuti non solo dal punto di vista tecnologico ma anche da quello farmacologico: «Sono disponibili gli SGLT-2 inibitori (gliflozine), una nuova classe di farmaci per il diabete che permettono non solo la riduzione della glicemia grazie ad un aumento dell’escrezione urinaria di glucosio ma anche un’importante prevenzione delle malattie cardiovascolari e renali».

Il futuro, un po’più lontano, si stimano almeno 15, 20 anni, è invece in mano alle cellule staminali. «Si vuole trasformare una cellula della cute in cellula che produce insulina. Non è facile perché spesso la cellula non accetta manipolazioni in vitro, ma si sta andando in questa direzione. Tra qualche anno invece ci sarà la possibilità di avere iniezioni di beta cellule incapsulate in matrici che permettono lo scambio di insulina ma non lasciano passare gli anticorpi. Un punto d’arrivo importante soprattutto per la cura del bambino».

Il professor Avogaro, da 41 anni, nel campo della diabetologia, ha visto questo ospedale evolversi in maniera importante. «In questi anni ho visto l’Azienda Ospedaliera crescere fino ad arrivare ad essere un ospedale top in Italia. Sicuramente una grande svolta è avvenuta durante questa pandemia che ha inaugurato la medicina virtuale e poi il cambiamento epocale sta nel sempre maggiore apporto tecnologico alla medicina. Basti pensare ai sensori del glucosio, ho visto pazienti ciechi a 20 anni perché non riuscivano a misurare la glicemia. Questo oggi fortunatamente non avviene più. Ma non solo. Pensiamo alle cure a distanza». —

Video del giorno

Femminicidio sul Piave, i carabinieri all'Isola dei Morti

Estratto di mela, sedano, cetriolo e lime

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi