Il Pd veneto va all’attacco. «La commissione non è un talk show» La Lega: no al fango

Possamai: l’indagine va circoscritta alla seconda fase Covid. Pan e Villanova: no, si parte da febbraio 2020 fino ad oggi

VENEZIA. Una commissione d’inchiesta per indagare sul disastro Covid, con le sue 11.423 vittime e 417.480 persone contagiate, o per “beatificare” Luca Zaia, miglior governatore della pandemia in Italia? Attorno a tale interrogativo si gioca il braccio di ferro tra le opposizioni e la Lega, i 10 “Davide” sui banchi del Pd, M5s e Lorenzoni contro i 41 “Golia” di Lega, FdI e Forza Italia. Lo scontro è durissimo. E il verdetto già scritto: il presidente, che spetta per regolamento alla minoranza, dovrà fare ciò che vuole la coalizione di Zaia, forte del suo 76% alle urne. Altrimenti salta tutto.

Le due proposte

Il braccio di ferro si gioca sulle due proposte con il relativo programma di audizioni. Quella di Giacomo Possamai (Pd) depositata il 5 maggio circoscrive l’indagine a cinque quesiti con l’obiettivo di capire perché nella «seconda fase della pandemia tra ottobre 2020 e marzo 2021 sono morte per Covid in Veneto il quadruplo delle persone rispetto ai sette mesi precedenti con la stessa patologia».

L’altra proposta firmata da Giuseppe Pan e Alberto Villanova (Lega e lista Zaia) è decisamente più istituzionale e si snoda attorno 10 temi. L’obiettivo «è approfondire, con sguardo tecnico ed obiettivo, quanto accaduto dall’inizio della pandemia per capire quali siano stati i punti di forza e di debolezza» e migliorare la qualità dei servizi. Con una premessa chiara: «No al fango contro Zaia». Come finirà? Lo sapremo mercoledì prossimo. Il clima è ancora infiammato.

Non mi faccio processare

Una settimana fa a palazzo Ferro Fini, il presidente Zaia ha esordito: «Non mi faccio processare» e ha chiamato in sua difesa 9 top manager della sanità. Dibattito di altissima qualità, con una procedura mai vista. Cosa sarebbe successo se a Montecitorio il ministro Speranza per respingere la mozione di sfiducia della Meloni, avesse fatto parlare il dottor Brusaferro del Cts? Apriti cielo. In Veneto invece si può trasformare la V Commissione in un consiglio straordinario, al termine del quale per placare le polemiche Zaia ha dato la sua benedizione all’inchiesta politica sulla pandemia. Le opposizioni hanno subito cantato vittoria, pronte a candidare Francesca Zottis alla guida del gruppo composto da 11 consiglieri, 6 dei quali della maggioranza.

Un autentico sopruso

Ma ieri il Pd ha corretto il tiro: «La Lega vuole dare vita a un altro talk show con una forzatura delle regole per non rispondere ai veri quesiti sollevati dall’emergenza Covid. Un autentico sopruso», spiegano Possamai, Camani e Bigon. «Zaia ha dato il via libera ma per come l’hanno impostata non è una commissione d’inchiesta e si calpestano i diritti della minoranza. Vogliono che le sedute siano pubbliche così diventa un talk show tra virologi, un dibattito tra Palù e Crisanti moderato da Flor. I parenti delle vittime convocati per raccontare il dolore dopo la perdita dei loro cari vanno messi nelle condizioni di spiegare il dramma a porte chiuse», spiegano i consiglieri dem.

Le questioni da chiarire

Andrea Zanoni è poi tornato al cuore della questione: «Noi vogliamo sapere se la permanenza del Veneto in “zona gialla” possa aver inciso sui decessi tra ottobre 2020 e marzo 2021. E quali fattori abbiano consentito la classificazione in rapporto alla tipologia e numero dei tamponi effettuati e ai posti letto di terapia intensiva dichiarati, attivati e attivabili. C’è poi il capitolo dei tamponi di prima e seconda generazione al personale sanitario e dell’assistenza: il loro utilizzo ha inciso sui decessi? Infine le Rsa: quali protezioni sono state garantite agli ospiti?», conclude il presidente della IV Commissione. Arriverà mai una risposta?

Le proposte della Lega

Nella proposta di Pan e Villanova di questi 5 punti non c’è traccia. «La Regione Veneto ha operato con la massima trasparenza comunicando quotidianamente alla cittadinanza ogni dato relativo all’andamento dei contagi». Quanto poi al programma di lavoro, si vuole capire se le «misure intraprese in Veneto, trovino fondamento in scelte di natura tecnica o politica». C’è un solo punto di convergenza: capire quali «diversi interventi di contrasto all’epidemia siano stati messi in campo dalla Regione nella seconda fase rispetto alla prima fase del virus». Basta per costruire un terreno d’intesa senza litigare?

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