Un uomo e la montagna: storia di un amore che insegna a diventare poeti del cammino

Giuseppe Mendicino cura la “Guida letteraria per escursionisti fuorirotta” e restituisce scritti e sentimenti di Giovanni Cenacchi

Nel nuovo libro “Dolomiti cuore d’Europa” (Ed. Hoepli, pp 230, 22 euro) che raccoglie alcuni scritti di Giovanni Cenacchi c’è un passo in cui lo scrittore, alpinista e fotografo bolognese ma nato a Cortina, scomparso nel 2006 a soli 43 anni, descrive la paradossale “nostalgia del presente” che può catturarci nell’attimo stesso in cui stiamo vivendo un momento particolarmente intenso (nel suo caso l’ultima scalata assieme al suo amico più caro). D

i Cenacchi possiamo analogamente affermare che avvertiamo acutamente la sua assenza anche se non l’abbiamo mai conosciuto: quanto sarebbe stato bello essergli amico, camminare con lui su qualche sentiero, ridere delle sue battute, discutere dei libri che lui leggeva e scriveva, persino stargli accanto nella dolorosa agonia che ha vissuto in piena consapevolezza e condiviso nel durissimo libro “Cammino tra le ombre”.

A restituirci almeno in parte questa figura speciale di amante della montagna, dei libri e dell’amicizia è la “Guida letteraria per escursionisti fuorirotta” (è il sottotitolo) curata da Giuseppe Mendicino, che dopo le biografie di Rigoni Stern e Revelli continua a promuovere le più luminose figure di intellettuali legati alle terre alte: già nel suo “Portfolio alpino”, del 2018, Cenacchi si ergeva fra i protagonisti, e si capisce perché leggendo ora queste sue pagine: inedite, come il brano che dà il titolo al volume e come “Il tempo sul Sorapiss”, o tratte dalle sue numerose pubblicazioni, spesso centrate proprio sulle Dolomiti.

Cenacchi era ben di più che un bravo compilatore di baedeker per escursionisti e scalatori: il suo approccio alla montagna è quello di un ironico poeta, un esploratore di territori e di idee, audace nelle scalate e nelle letture, affamato di pareti verticali quanto di pagine impegnative, che amava condividere con amici e lettori: Rilke, Campana (a cui ha dedicato “I monti orfici di Dino Campana”), Jung, Bernhard, Conrad, Kipling, Eliot, Celati, Quinzio. Lui non scrive “guide alla montagna, ma guide alla natura della montagna”, lo cita nella prefazione Andrea Gobetti, aggiungendo: “L’autore vi vuole poeti del vostro cammino e non perde una sola occasione per tentarvi, né un bosco, né una croda, un comodo rifugio, un bivacco spettacolare, un pendio carico di neve, due piste di sci innamorati, vento e pioggia scatenati sugli altipiani di calcare”.

Dopo aver scalato gli strapiombi più verticali (“l’ultimo continente inesplorato del pianeta”) e aperto decine di vie alpinistiche, volle guidare i lettori a trovare anche nelle passeggiate più usuali inedite ragioni di interesse, intrecciando luoghi, letture e stati d’animo, fino a inventarsi “la passeggiata per mostrarsi carino con l’innamorata e una per digerire la sbronza della notte prima”, “una per riflettere su cosa voglio fare da grande e una per sciogliere la malinconia d’essere già troppo grandi”.

Lo stile è spesso scanzonato, nei contenuti rovescia sistematicamente i punti di vista, incoraggiandoci magari a percepire gli spazi circostanti e il tempo che passa dal punto di vista delle cime, oppure dell’aquila, o del vento: “basta una brezza sottile e l’intera montagna sembra animarsi, respirare, rendersi viva ed emozionante”; anche per questo gli itinerari che propone sono concepiti più che per conquistare una meta, per farci smarrire in un mondo magico e sconosciuto, seppure vicino, trascinandoci via dalla pazza folla (che consuma le vette più della pioggia e del vento) per condurci nei tanti luoghi sperduti – ad esempio le solitarie Marmarole, o il sentiero non segnato per il rifugio di Ra Stua – che si moltiplicano proprio nel gruppo montuoso più battuto del mondo.

Poi nella vita di Cenacchi – e in parte in questo libro – ci fu molto altro: le spedizioni nel Croagh Patrick, montagna sacra degli irlandesi, o nella lontana Kolyma dei gulag sovietici, di cui si occupò per la tv svizzera, la collaborazione con Ermanno Olmi per il libro “Nel Bosco vecchio” e l’amicizia con Mauro Corona.

Sedotto dalle montagne (“non si possono amare, cioè comprendere – scrisse – da esse si può solo essere sedotti”) non ne censurò le storie controverse, come la disputa del ’59 fra svizzeri e ampezzani sulla direttissima della parete Ovest delle Tre Cime, con un documentario che vinse il festival di Trento, o la conquista del K2, con un libro scritto con Lino Lacedelli nell’intento (fallito) di riconciliare l’alpinista cortinese con Walter Bonatti. Da ultimo ci fu l’amore infinito per la figlia Viola (“Il mio ultimo pensiero è per te. Se una sola memoria o coscienza mi resterà sarà per te”, le scrisse in “Cammino tra le ombre”).

“Si può immaginare che il ricordo di certe arrampicate verso l’azzurro del cielo o di certe albe in cima a qualche montagna gli abbiano fatto compagnia negli ultimi giorni, come rimpianto e insieme conforto – scrive Mendicino nella postfazione – Leggere le sue pagine, percorrendone i sentieri descritti, è un buon modo per dar vita al suo ricordo”.

Video del giorno

Cumuli di immondizia e rifiuti ingombranti abbandonati all'Arcella

Gelato vegan al latte di cocco e ciliegie

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi