Claudio d’Este, “il moro” della banda Maniero torna in carcere

L'arresto in Croazia di Claudio D'Este il mestrino della banda Maniero

Era stato arrestato tre anni fa in Croazia dove si era rifugiato per evitare di scontare la condanna a dieci anni per traffico di droga, del tribunale di Trieste

MESTRE. Claudio D’Este, 75 anni, torna dietro alle sbarre. I medici hanno stabilito che il suo stato di salute è compatibile con la detenzione in carcere. Si trovava da oltre un anno ai domiciliari.

Era stato arrestato tre anni fa in Croazia dove si era rifugiato per evitare di scontare la condanna a dieci anni per traffico di droga, del tribunale di Trieste. Una volta estradato da Zagabria era finito in prigione a Roma. Ma la stessa amministrazione penitenziaria aveva fatto presente ai giudici di sorveglianza che le sue condizioni di salute, tenuta pure conto della situazione sanitaria da Covid-19, non erano compatibili con in regime carcerario.

Dal marzo dello scorso anno era ai domiciliari nella sua abitazione di Spinea. Lunedì ad arrestarlo e a tradurlo in carcere sono stati gli agenti del Commissariato di Mestre. Il suo avvocato Renato Alberini e gli stessi famigliari sono preoccupato in quanto è stato rinchiuso in un carcere non attrezzato per affrontare, all’occorrenza, crisi dovute alle patologie di cui soffre.

Claudio D’Este, “el moro”, è caduto in trappola, dopo una latitanza durata 18 anni, alla fine del 2018. A scovarlo, la Squadra Mobile di Venezia e il Servizio Centrale Operativo della Polizia. Su di lui c’era un mandato di cattura europeo emesso dal Tribunale di Trieste perché dei 17 anni complessivi di pena per traffico di cocaina ne doveva scontare ancora 10 e qualche mese.

Claudio D’Este è la storia della droga portata in Veneto da Maniero e dal gruppo dei cosiddetti “mestrini” a cui era legato. In quel tempo dai Balcani arrivavano quintali di stupefacente e armi. E spesso i traffici, negli anni Novanta, si sono confusi con i piaceri tra malavitosi veneziani e autorità croate che dovevano sostenere la guerra contro la Serbia.

Ed è in quel periodo che “el moro” stringe importanti amicizie che garantivano canali sicuri per far arrivare la droga. In cambio aiutava i croati nel traffico di armi. Riavvolgendo il filo della storia criminale di D’Este, un punto fondamentale è il bar che gestiva in centro a Marghera a inizio anni Ottanta.

Un locale da sempre crocevia di piccoli e importanti malavitosi. È lì che molto probabilmente capisce che la sua vita dietro ad un bancone è solo una questione di copertura. Stringe amicizia con Gilberto Boatto, Gino Causin, Paolo Pattarello, Giovanni Paggiarin, Paolo Tenderini e Giampaolo Manca.

Dopo quel bar ne arriva un altro alla Cipressina, intestato al compagno della figliastra. Era il luogo di ritrovo dei “mestrini”. Fu arrestato per la prima volta nel 1976 per detenzione e porto abusivo di armi. Dal 1981 al 1989 si era dedicato al traffico di cocaina e di eroina. Per i reati consumati in quel periodo fu arrestato nel 1991.

Oltre al traffico di droga, D’Este gestiva un Casinò in Croazia dove viveva. Qui si sposò con una croata da cui ha una figlia. Nel 1997 fu nuovamente arrestato per traffico internazionale di cocaina dalla Procura di Trieste. Durante la detenzione venne raggiunto da più sentenze di condanna per complessivi 17 anni, solo in parte definitivi. Nell’aprile del 1999, scontata parte della pena ed ottenuti i benefici dell’indulto e della liberazione anticipata, uscì di carcere scomparendo.

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