Richiami Pfizer allungati a sei settimane. Viola: «Senza il lockdown è un forte azzardo»

Antonella Viola

Il Veneto porta gli appuntamenti per le seconde dosi da 21 a 42 giorni. L’immunologa: «Scelta rischiosa in assenza di chiusure»

VENEZIA. Il Veneto porta a sei settimane l’intervallalo di tempo per i richiami dei vaccini Pfizer e Moderna, ma la scelta – comunque sempre entro quanto previsto dal protocollo approvato – non convince l’immunologa dell’Università di Padova Antonella Viola che parla di «azzardo». La regola dei quarantadue giorni (e non più ventuno) entro i quali somministrate il richiamo del vaccino mRNA (Pfizer e Moderna) è in realtà una raccomandazione del Cts il quale fa sapere che il posticipo «non inficia l’efficacia della risposta immunitaria». Sarà probabilmente per questo motivo che le Regioni si stanno muovendo su questo in ordine sparso. E che, addirittura, la decisione di tenere le tre settimane previste inizialmente oppure elevarle a quasi sei, in alcuni casi, è nelle mani del singolo medico che fa l’anamnesi.

I fragili


È così per i soggetti fragili, che necessariamente vengono vaccinati con dosi Pfizer o Moderna. I trapiantati e le persone in attesa di trapianto, come da indicazioni del ministero della Salute, continuano a essere convocati per il richiamo dopo tre settimane, seguendo dunque la “vecchia” regola. La situazione per le altre categorie di soggetti fragili è attualmente al vaglio del Cts, che dovrebbe pronunciarsi entro pochi giorni, dato che la campagna di profilassi di massa prosegue ovunque ormai a pieno ritmo. In attesa che arrivi un responso ufficiale e definitivo, ogni situazione viene valutata e decisa caso per caso, direttamente nel centro vaccinale e in occasione dell'iniezione, da parte del medico che effettua l’anamnesi.

Appuntamenti già presi

Intanto, nella nostra regione (ma non in tutte le altre), vige la regola secondo la quale gli appuntamenti per i richiami che erano stati presi prima del “cambio di rotta” rimangono alla data determinata, quindi dopo tre settimane. Cambio di rotta sul quale, tra l’altro, tuona l’immunologa dell’Università di Padova, Antonella Viola: «In assenza di lockdown, ritardare la seconda dose è un forte azzardo, per chi è solo parzialmente protetto e per la comunità».

Un effetto concreto della decisione è sicuramente l’accelerazione sulla somministrazione delle prime dosi, vista la possibilità di utilizzare i vaccini nei maxi congelatori per immunizzare (parzialmente) un più elevato numero di persone, immediatamente. Un po’ come ha fatto l’Inghilterra, dove da tempo la diffusione del contagio è infatti ai minimi. Lì, la decisione era stata presa fondamentalmente per AstraZeneca.

Il caso

Tornando al posticipo delle seconde dosi per Pfizer e Moderna, tra i motivi del “sì”, il fatto che i vaccini mRNA sembrerebbero proteggere dalle forme più gravi della malattia nell’80 per cento dei casi, già dopo il primo vaccino. Per una copertura totale, come è noto, bisogna effettuare anche il richiamo e poi attendere alcuni giorni.

Regioni in ordine sparso

Certo sorprende che dal Comitato tecnico-scientifico sia arrivata una semplice raccomandazione, e non un’indicazione da rispettare “tout court”, il cui esito si è tradotto necessariamente in una risposta frammentata e che varia di regione in regione. Il Lazio continua sulla strada dei 21 o 28 giorni, l’Emilia-Romagna posticipa il richiamo a 35, la Puglia lo fissa tra 35 e 42.

La scelta

Mentre il Veneto, appunto, ha deciso di prendere alla lettera la raccomandazione del Cts, convocando per i richiami dopo 42 giorni dalla somministrazione della prima dose. Escluse alcune categorie fragili, si diceva. Senza variare la data degli appuntamenti già presi. Anche per non rischiare che il posticipo in piena estate possa avere come possibile effetto la diserzione dai richiami. Un’ipotesi tutt’altro che peregrina, considerando i tanti appuntamenti non presi proprio per evitare di “rovinarsi” le vacanze. —

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