Contenuto riservato agli abbonati

Quattro vette dolomitiche in 56 ore. La scalata record che vale l’Everest

Il padovano Giovanni Zaccaria (giacca blu) e il vicentino Matteo Furlan in cima a una delle quattro vette dolomitiche conquistate I due alpinisti hanno scalato 9mila metri nell’arco di 56 ore.

L’impresa di Giovanni Zaccaria e Matteo Furlan che hanno messo in fila Civetta, Pelmo, Antelao e Tofana di Rozes  

LA STORIA. Un sogno, un progetto, un’impresa. Gestita con la massima attenzione alla sicurezza, ma anche con l’obiettivo di mettersi alla prova. Ed è così che Giovanni Zaccaria, padovano classe 1989, e Matteo Furlan (vicentino, 1988) entrambi ingegneri ed entrambi iscritti al collegio Guide Alpine nell’Albo degli aspiranti, e quindi già professionisti abilitati, hanno scalato in 56 ore Civetta, Pelmo, Antelao e Tofana di Rozes, per un dislivello totale di circa 9. 000 metri, camminando e sciando per 85 km. Partenza sabato 24 aprile, arrivo in vetta alla Tofana lunedì 26 alle 9 del mattino.

La scelta


Perché mettersi alla prova? «È uno degli aspetti che più ci piace dell’andare in montagna– spiega Giovanni Zaccaria – scovare il nostro limite personale. Siamo ben consapevoli che esistono atleti più forti, più performanti di noi. Ma la nostra sfida non è con loro, né con un record assoluto, bensì con noi stessi. Il limite da superare è dentro di noi». Da qui la scelta.

«Decidiamo le regole e proviamo a fare del nostro meglio per raggiungere l’obiettivo. Innanzitutto abbiamo scelto un percorso ambizioso, ma vicino a casa, per le limitazioni imposte agli spostamenti dalla pandemia, con cime particolarmente suggestive; ci siamo allenati per diversi mesi; abbiamo deciso di andare a piedi e con gli sci».

Rispetto e sicurezza

Obiettivo fissato senza alcuno sconto. «La sicurezza? Fra poco diventeremo a tutti gli effetti guide alpine, portiamo in montagna i nostri clienti, vuole che non si faccia massima attenzione alla sicurezza? Peraltro, premesso che nessuna attività è sicura al 100%, nemmeno uscire di casa la mattina per andare al lavoro in città, abbiamo anzitutto scelto una finestra meteo compatibile con il progetto, con temperature fredde e stabili nel corso di tutta la giornata, per non correre rischi anche negli orari pomeridiani, che in questa stagione sono più soggetti a rialzi anche bruschi. Eravamo ben consapevoli inoltre che diverse salite di fila ci avrebbero messo in crisi per la stanchezza; ci siamo poi mossi con il kit Artva, con pala e sonda».

La missione

Ed è così che Giovanni Zaccaria (che è socio della scuola di alpinismo, sci alpinismo e arrampicata Xmountain) e Matteo Furlan (che fa parte di Cortina360, società di guide alpine che si occupano di trekking, mountain bike, ferrate, arrampicata su roccia e su ghiaccio, alpinismo classico, sci alpinismo) hanno pianificato la loro avventura. Attaccare il Civetta, passare poi per il Pelmo, chiamato anche “el Caregon del Padreterno” , quindi l’Antelao, il re delle Dolomiti, la montagna che si vede dalle finestre della casa di Matteo, a San Vito di Cadore, e poi andare avanti fintanto che fisico e testa reggeranno. Una linea immaginaria apparentemente semplice, ma sono le “curve di questa linea” , i saliscendi ad aggiungere un briciolo di follia al progetto.

Niente mezzi

Il programma prevede di salire nella stessa giornata Civetta e Pelmo, nella seconda giornata l’Antelao e puntare poi alla Tofana di Rozes. Il tutto spostandosi a piedi tra una salita e l’altra. Niente mezzi, niente bici, solo un letto dove riposarsi qualche ora, ogni tanto, e rifornimenti di cibo piazzati lungo il percorso. Un itinerario ambizioso ed assai impegnativo dal punto di vista non solo fisico, ma anche mentale. Con loro, nel primo tratto, anche l’amica fotografa Alice Russolo, a documentare il tragitto fra Civetta, Pelmo e Antelao, la trilogia delle Dolomiti per quanto riguarda lo scialpinismo classico impegnativo.

La partenza

«Siamo partiti da Caprile, dove risiedo attualmente – prosegue Giovanni Zaccaria – con la sveglia all’una e mezza di notte. Mezz’ora per raggiungere Pecol, dove abbiamo lasciato le macchine per iniziare l’avvicinamento al Civetta. Ed ecco i primi 1.800 metri sopra la testa, con neve dura, compatta, Attacco della ferrata con i ramponi e il sole che sbuca proprio dopo i nostri primi metri. Arriviamo in cima alle 8 e la sensazione è di essere già a fine giornata, quando invece è appena iniziata. Discesa con gli sci e ritorno alla macchina prima delle 10. Ci sarebbe di che essere soddisfatti, invece si riparte con gli sci in spalla. Alla base del Pelmo siamo già a 2.500 metri già percorsi e 10 ore di attività a un buon ritmo e ora c’è un’altra ascesa, altri 1. 200 metri per arrivare alla seconda croce di vetta».

Ritmo serrato

E poi? «La discesa e il rientro a piedi verso San Vito di Cadore, dove abbiamo passato la notte. E quindi la terza tappa, l’Antelao. Ripartire dopo solo quattro ore di sonno è stato come vincere una guerra fisiologica. Per fortuna eravamo in due, se no forse mi sarei fermato in branda a dormire ancora. Su per l’Antelao il ritmo è dignitoso, forse da fuori sembriamo due scialpinisti alla loro uscita domenicale.

Dalla cima guardiamo il Pelmo come se ci dovessimo specchiare, la discesa fila via veloce. Facciamo asciugare scarponi e pelli, mangiamo e si riparte per il trasferimento a piedi più lungo, da San Vito verso il rifugio Dibona. Dormiamo qualche ora e si parte alle 3.40». Ad accompagnarli la luce della luna. «Con vento e neve prendiamo la via per la cima della Tofana, dove arriviamo alle 9. Volevamo metterci alla prova, insomma, ed eccoci serviti». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

Video del giorno

Cumuli di immondizia e rifiuti ingombranti abbandonati all'Arcella

Gelato vegan al latte di cocco e ciliegie

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi