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Positivi dimezzati in 40 giorni, ma ora il calo si è fatto lento

Le chiusure attorno a Pasqua hanno funzionato, ma adesso occorre fare molta attenzione per non ritrovarsi peggio di prima

PADOVA. La buona notizia è che in soli quaranta giorni il totale dei positivi conclamati nel Veneto si è dimezzato (da 40 mila il 25 marzo a 20 mila il 5 maggio, con un numero simile di tamponi).

 Evidentemente, le chiusure attorno a Pasqua e i periodi in zona arancione e rossa hanno funzionato. Questa importante riduzione dei positivi e la campagna vaccinale hanno ridotto in modo decisivo anche il numero dei ricoverati Covid-19: ieri alle 17 erano sono “solo” 745 nei reparti ordinari e 134 in terapia intensiva, dimezzati rispetto a un mese fa.

Fortunatamente, nel corso della terza ondata, nel Veneto non sono stati fatti i terribili errori della seconda, quando a causa di settimane di incomprensibile “zona gialla” i morti di dicembre 2020 e gennaio 2021 sono stati tremila in più rispetto a quelli che si sarebbero potuti avere con qualche settimana in più di Veneto rosso o arancione. Ogni tanto si impara dai propri errori, anche se ammetterli è difficile.

Ci sono però anche due notizie meno buone. La prima è che 20 mila positivi conclamati sono ancora tanti, perché corrispondono ad almeno altrettante persone infettate dal Covid-19 che non sanno di esserlo. Ciò significa che per le strade e per le piazze del Veneto girano ancora migliaia e migliaia di positivi inconsapevoli, asintomatici, ma potenzialmente contagianti a loro insaputa.

Una seconda osservazione dovrebbe metterci in allerta. Nel corso degli ultimi 20 giorni, la velocità della diminuzione dei positivi continua a ridursi. Potrebbero essere gli effetti delle prime aperture: non tali da arrestare la contrazione della pandemia, ma ugualmente preoccupanti.

Un importante studio comparativo sulle regioni d’Europa mostra che l’apertura delle scuole incide poco sui contagi, mentre l’apertura degli esercizi commerciali situati in luoghi ristretti, e l’allentamento del coprifuoco serale e notturno possono spingere rapidamente l’epidemia verso l’alto.

Quindi, il mix di liberalizzazioni e di divieti messo in campo dal Governo sembra essere adeguato (anche se, a mio avviso, qualche ulteriore divieto potrebbe essere allentato con rischi minimi per la salute, come quello sulle piscine coperte e su pranzi e cene in locali chiusi molto ampi). Un passo decisivo potrebbe essere l’adozione del “pass” per gli immunizzati, che permetterebbe loro di andare liberamente al ristorante, in palestra e allo stadio, e magari a non rispettare il coprifuoco: molti dubbiosi potrebbero così essere spinti a vaccinarsi.

Siamo veramente all’ultimo miglio, ma questo non vuol dire che ne siamo fuori. Dobbiamo continuare a mantenere mascherina e distanziamento: adunate simili a quelle di piazza Duomo a Milano sono inaccettabili e del tutto incongruenti con l’attuale diffusione del virus. È sbagliato anche affermare a ogni più sospinto che le residue restrizioni sono frutto di eccessiva prudenza, perché ciò spinge molte persone a comportamenti imprudenti, ad assembramenti e allo “strappo delle regole”. Cerchiamo tutti di vivere meglio possibile, ma non buttiamo a mare un anno di sacrifici. —

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