Zanoni del Pd attacca il presidente del Veneto: «Zaia punisce il dissenso, record di 173 querele in 7 mesi»

Zanoni e Ostanel

Il consigliere regionale del Pd esprime solidarietà al comico Natalino Balasso, ultimo bersaglio delle denunce presentate dal presidente

VENEZIA. Il dito nella piaga l’ha messo Andrea Zanoni, senza scomodare Galileo e senza citare il caso Crisanti. Toniolo, dg di Azienda Zero, ha spiegato nella commissione sanità non stop di martedì, di non aver mai denunciato per diffamazione il microbiologo anche se in procura è stato depositato un dossier con articoli, interviste e dichiarazioni del medico, che risulta indagato per diffamazione.

In sua difesa è sceso addirittura Silvio Garattini con altri 40 scienziati per ribadire che la libertà di ricerca è un diritto costituzionale inalienabile, anche nel caso di errori: è il metodo sperimentale che sta alla base dell’evoluzione del pensiero e della scienza.

Il tema quindi è uno solo: «Nel Veneto il dissenso sembra vietato. Non c’è spazio né per il diritto di critica né per la satira. L’ultima vittima è Natalino Balasso che è stato querelato per qualcosa di cui il diretto interessato non è ancora a conoscenza. Tempo fa nel mirino di Zaia era finito ‘il Pojana’ Andrea Pennacchi, senza arrivare alla denuncia; speriamo che adesso non tocchi a Crozza». A sollevare il caso è Andrea Zanoni, del Pd, che lunedì ha anche depositato un accesso agli atti sulle delibere di Giunta con le quali viene data l’autorizzazione a procedere in cause penali, civili e amministrative.

«Voglio vederci chiaro e capire. Si tratta di ben 29 delibere, ognuna delle quali contiene più cause: un totale di ben 173, dal 20 ottobre 2020 a oggi. Il record di cause lo registra quella del 24 novembre con ben 10 soggetti citati, 9 in quella dello scorso 16 febbraio, 8 a testa nelle delibere 10 novembre e del 24 febbraio. Nelle delibere però manca il nome e il reato ipotizzato, ecco perché ho chiesto di sapere chi sono i bersagli del presidente Zaia. Una quantità che a memoria è ben sopra la media rispetto agli anni passati".

"Che sia indice di insofferenza verso ogni tipo di critica o dissenso derivate dal senso di onnipotenza per il 76% raggiunto alle ultime elezioni? Sono solidale con Natalino Balasso, artista comico che non risparmia nessuno, da destra a sinistra. Ma il quadro è più ampio: in questi mesi ci sono Aziende sanitarie che si sono rivolte alla magistratura per il reato di diffamazione nei confronti di alcuni giornalisti impegnati a descrivere la gestione della pandemia. Naturalmente criticare non vuol dire poter diffamare, ma ci sembra una solerzia davvero sorprendente», ribadisce Zanoni che poi torna sul suo intervento di ieri in Quinta commissione.

«Report, come tutte le trasmissioni d’inchiesta che fanno le pulci al potere, sono importantissimi per la democrazia. Ha avuto il merito di consentirci di approfondire cosa è successo nella seconda ondata, approfondimento che senza quella puntata e nonostante le nostre richieste non avremmo mai avuto. A noi interessa sapere se quelle morti, 2.000 in più rispetto alla media nazionale, erano evitabili e se chi ci amministra ha adottato tutte le misure di prevenzioni necessarie".

"Ci interessa capire se hanno preso le decisioni corrette e le eventuali responsabilità. Per questo ho invitato Zaia a farsi vedere più spesso in Consiglio: è grazie al confronto e alle critiche che si può capire dove si sbaglia. Finora su 17 convocazioni del Consiglio è venuto appena due volte. De Luca in Campania ha sei presenze su sette, Emiliano in Puglia dieci su dodici, Giani in Toscana dodici su dodici, Acquaroli nelle Marche, di Fratelli d’Italia ventidue su ventitré».

«Se non altro» conclude Zanoni «ho apprezzato Zaia quando precisa che la parola d’ordine per i suoi tecnici è legalità. Bene, gli ho quindi ricordato una frase detta il giorno prima proprio da Sigfrido Ranucci, il conduttore di Report: “la legalità non la possiamo evocare come una maglietta, che te la sfili la sera, la rimetti in un cassetto e poi la indossi quando vuoi”». —



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