Palù: «Varianti Covid più contagiose, ma i vaccini funzionano»

Giorgio Palù, presidente di Aifa

Il presidente di Aifa nel corso del punto stampa della Regione nella sede della Protezione Civile di Venezia. «Anche l’Oms è incerta se l’origine del virus è naturale o artificiale»

VENEZIA. «La variante sudafricana e la variante brasiliana sono importanti perché aumentano il fattore di diffusione e resistono agli anticorpi. La variante Sudafricana è la più preoccupante perché si diffonde di più, da 3 a 5 volte rispetto alle altre, ma i vaccini funzionano». L’ha confermato  il presidente di Aifa Giorgio Palù parlando nel corso del punto stampa della regione dalla sede della Protezione Civile di Marghera ( Venezia).

«La variante indiana: è la somma di due varianti che si sono diffuse. Ci sono una ventina di lavori che dicono alcuni che è più contagiosa, altri che dicono che lo è meno - ha proseguito - non ci sono ancora evidenze scientifiche che confermino che questa variante sia più virulente e letale. La variante inglese è oggi la dominante, nel nostro Paese è al di sopra del 91% dei casi, mentre la sudafricana è in calo e per la Nigeriana ci sono soli pochi casi».

Sappiano, ha aggiunto il virologo, «che il Covid circolava in Cina da settembre 2019 e lo si è saputo molto in ritardo come è stato con la Sars. E poi, lo ha detto anche l' Oms, non sapremo mai se il virus sia naturale o artificiale, perché non troveremo la prova. È importante sapere quale sia stata la sorgente per sapere se un virus che conosciamo si sia adattato in un corpo intermedio come è avvenuto con la Sars, con Ebola, è determinate per seguirne l'evoluzione passo passo».  Palù ribadisce che «non si avrà mai la certezza dell'origine. Almeno se non troveremo l'ospite intermedio. Possiamo solo sospettare che, se è naturale - osserva - sia passato all'uomo. Come? Quello che posso dire è che il tipo di pipistrelli a cui si associa il virus, si trova in Cina, è stanziale e vive in una caverna a 3 mila km di distanza da Whuan. E in quel luogo - afferma Palù - nessuno degli abitanti aveva anticorpi contro questo virus. Quindi uno si aspetta che se c'è un travaso da un uomo ad un altro uomo, ciò avvenga dove l'animale esiste. Questi pipistrelli sono stati presi e portati a Whuan? - si domanda -.Inoltre il cosiddetto pangolino non esiste in Cina; è una prelibatezza della Thailandia ed è stato poi scartato».

Pertanto non si può escludere, per Palù, «nè l'una nè l'altra ipotesi come certezza. Certo - spiega - se i cinesi ci avessero detto qualcosa, ci avessero consegnato i libri delle sequenze, avessero dato come richiesto i ceppi di virus che si sono studiati, avessero fatto parlare i medici o lasciato le pubblicazioni. Ma tutto questo non è avvenuto. È uno dei grossi problemi e abbiamo parlato ieri al G20 della carenza di diffusione delle notizie, della mancanza di una banca virus disponibile per tutti».

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